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Sì dall'Aja al Kosovo indipendente ma la Serbia non cede

· La Corte di giustizia respinge il ricorso di Belgrado ·

L'indipendenza del Kosovo non viola le leggi internazionali. Lo ha stabilito ieri la Corte di giustizia dell'Aja, il massimo organo giurisdizionale delle Nazioni Unite fondato nel 1945, che ha respinto un ricorso presentato dal Governo della Serbia. Secondo i giudici, l'indipendenza del Kosovo da Belgrado — proclamata unilateralmente da Pristina il 17 febbraio del 2008 — è coerente con la risoluzione 1.244 dell'Onu, con quella decisione, cioè, che il 10 giugno del 1999 pose il Kosovo sotto l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite, dopo due anni di sanguinoso conflitto tra le truppe dell'allora presidente jugoslavo Milosevic e l'etnia kosovara albanese.

«Si tratta di una decisione storica non solo per il Kosovo — ha dichiarato alla stampa il premier kosovaro, Hashim Thaci — ma per tutta la regione, per la pace e la stabilità dei Balcani. Per tutti noi adesso, Serbia inclusa, si apre un nuovo capitolo di storia». Thaci si è detto disponibile a collaborare con la Serbia: «Spero che Belgrado possa riflettere. Noi dobbiamo aiutarci l’un l’altro e non ostacolarci, come la Serbia ha tentato di fare ultimamente. La nostra è una prospettiva comune, quella dell’integrazione europea e nella Nato». Pristina si aspetta ora di essere riconosciuta indipendente da più Stati. «Il verdetto della Corte sarà certo di aiuto», ha concluso Thaci. Finora il Kosovo è stato riconosciuto da 69 Paesi, tra i quali gli Stati Uniti, il Giappone e 22 membri dell’Unione europea, Italia compresa. Oltre a Belgrado, a definire «illegale» la dichiarazione di Pristina sono stati Russia, Cina, Spagna.

Immediata la replica della Serbia. Il Governo di Belgrado — profondamente irritato — ha fatto sapere che non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo. Il presidente serbo, Boris Tadic, ha detto che «l’avviso della Corte è tecnico, mentre la questione è politica ed ora la parola passa all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in settembre. Ci aspetta una dura lotta, certo una lotta con i mezzi politici, ma noi ci siamo già abituati».

Nonostante il verdetto della Corte, preso a maggioranza (nove giudici a favore, cinque contro), resta per ora il muro contro muro, confermato anche dalle dichiarazioni opposte di Stati Uniti e Russia. Washington — che ha appoggiato fin dall’inizio l’indipendenza dell’ex provincia serba a maggioranza albanese — ha accolto con soddisfazione il parere della Corte e in un messaggio inviato al Governo di Belgrado ha sostenuto che «è tempo che l’Europa sia unita e lavori per un futuro comune». Il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha fatto appello a tutti i Paesi che non l’abbiano fatto a riconoscere l'indipendenza del Kosovo.

Al contrario, la Russia — alleata storica di Belgrado, che si è sempre opposta nel consiglio di sicurezza dell’Onu a discussioni sullo status del Kosovo — ha ribadito che il parere non costituisce «una base legale per l’indipendenza» e che «la risoluzione del problema Kosovo è possibile solo attraverso negoziati tra le due parti interessate». La Cina — riferisce l'agenzia di stampa Ansa — ritiene invece che ci sia ancora comunque spazio per trattative tra Belgrado e Pristina.

Un appello in tal senso è stato lanciato dall’alto rappresentante della Politica estera della Ue, Catherine Ashton. Nell'accogliere con favore il verdetto della Corte di giustizia dell’Aja, Ashton ha infatti detto che «ora la priorità è guardare all’avvenire: l’avvenire della Serbia è nell’Unione europea, come quello del Kosovo». Il verdetto sarà discusso dai ministri degli Esteri dei 27, che si riuniranno lunedì prossimo a Bruxelles.

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