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Si conosce solo in ginocchio

· ​Esercizi spirituali per la Curia romana ad Ariccia ·

Se non varco la porta del povero e del sofferente, o se non faccio varcare la porta di casa a chi è nel dolore per asciugare le sue lacrime, attraversare la porta santa può diventare persino espressione di «una falsa religione» A tal punto che «lo slogan per le opere di misericordia e per arginare la cultura dello scarto potrebbe trasformarsi in: sii egoista, fai del bene!». 

È andato dritto all’essenza dell’anno santo — che «se non tocca la vita non è giubileo» — padre Ermes Ronchi giovedì mattina, 10 marzo, nell’ottava meditazione degli esercizi quaresimali predicati al Papa e alla Curia romana nella Casa Divin Maestro di Ariccia. La Chiesa e ogni cristiano abbiano per le ferite del mondo la compassione del buon samaritano, perché il prendersi cura di chi soffre migliora i rapporti sociali e argina la cultura dello scarto. Sulla stessa linea anche la meditazione di mercoledì sera. Il perdono di Dio, ha spiegato padre Ronchi, è «amore autentico» che incalza l’uomo a divenire il meglio di ciò che può diventare. «Va’ e d’ora in poi non peccare più» dice Gesù all’adultera. E queste «sono le sei parole che bastano a cambiare una vita. Ciò che sta dietro non importa più. È il futuro ora a contare: il perdono non è buonismo, ma rimettere in cammino una vita». Tante persone, ha concluso padre Ronchi, vivono «come in un ergastolo interiore, schiacciate dai sensi di colpa a causa di errori passati». Ma «Gesù apre le porte delle nostre prigioni, smonta i patiboli su cui spesso trasciniamo noi stessi e gli altri». Le parole di Gesù e i suoi gesti «spezzano lo schema buoni-cattivi, colpevoli-innocenti. Gesù, con la misericordia ci conduce oltre gli steccati dell’etica». 

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