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Si compatta
il fronte dell’Europa meridionale

· Auspicate risposte concrete in tema di crescita economica e di migrazioni ·

Vertice Euro-Med a Lisbona (Ansa)

I paesi che si ritrovano nella definizione di Sud Europa auspicano valori saldi e risposte concrete, sia in tema di crescita economica che in tema di migrazioni. È quanto emerso al vertice EuroMed, che sabato a Lisbona ha visto riuniti il presidente francese, François Hollande, il presidente cipriota Nikos Anastasiadīs, il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy, il primo ministro greco Alexis Tsipras, l’omologo portoghese António Costa, il maltese Joseph Muscat, e il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. I leader si erano riuniti una prima volta ad Atene a settembre scorso e si sono dati appuntamento per aprile a Madrid. A Lisbona si è parlato di crescita, sicurezza, a partire dal contrasto alla radicalizzazione, e di immigrazione. A proposito di questioni economiche, è emersa la linea critica nei confronti di troppa austerità. Hollande ha affermato che «ci sono paesi che cinque anni fa vivevano gravi difficoltà e hanno fatto enormi progressi ma non basta». Tutti hanno concordato sul fatto che «ora servono politiche economiche più coordinate nel senso di una «spinta alla crescita». Gentiloni ha chiesto «sostegno a investimenti e lavoro, unione bancaria e un’interpretazione delle regole favorevole alla crescita». I sette leader, sostanzialmente concordi su questa linea, hanno sottolineato come un momento importante per discutere di politiche economiche sarà il vertice dell’Ue convocato il 25 marzo a Roma, nell’anniversario della firma dei Trattati fondativi. In quell’occasione — ha sottolineato Gentiloni — «dovranno essere riaffermati i valori dell’Europa, perché non sono più scontati». Per quanto riguarda la gestione dei migranti, è stato ribadito che «ognuno deve assumere un pezzo di responsabilità». Venerdì prossimo ne parleranno tutti i capi di stato e di governo dell’Ue nel vertice fissato a Malta. La commissione presenterà il suo piano per bloccare i flussi dall’Africa, che prevede, tra l’altro, un accordo particolare con la Libia.

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