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Si combatte nell’est dell’Ucraina

· Pressioni occidentali su Mosca per la fine delle ostilità ·

Le truppe ucraine hanno respinto un attacco di milizie filo-russe in una postazione di frontiera nella regione di Lugansk nell’est del Paese. Lo ha reso noto un comunicato delle truppe di Kiev. In risposta all’attacco, i soldati, si legge ancora nella nota, hanno aperto il fuoco e più tardi hanno ottenuto il rinforzo di veicoli blindati e di un caccia Su-27, dopodichè i separatisti si sono ritirati. I combattimenti di questi ultimi giorni avrebbero causato quasi duecento morti.

Militanti filo-russi nella regione di Donetsk (Afp)

Il vasto fronte degli scontri muta di ora in ora, e avventurarsi nei villaggi per verificare le notizie è sconsigliato. Ai giornalisti ma anche agli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), per i quali le difficoltà aumentano di giorno in giorno. Un team dell’Osce scomparso a Lugansk pare sia tornato alla base sano e salvo, mentre a Slaviansk altri quattro osservatori — che sono cittadini di Turchia, Danimarca, Estonia e Svizzera — restano trattenuti da lunedì scorso. Secondo i filo-russi, i quattro portavano «attrezzatura sospetta» e sono accusati di spionaggio.

Da Mosca, che ha annunciato aiuti umanitari ai secessionisti di Donetsk, è partita una dura accusa: una commissione di inchiesta russa ha concluso che i governativi hanno violato la convenzione di Ginevra, colpendo volontariamente i civili con ogni mezzo a disposizione. Il leader del Cremlino, Vladimir Putin, ha chiesto ieri uno stop dell’operazione militare di Kiev nel corso di un colloquio telefonico con il presidente francese, François Hollande. Il Governo ucraino, da parte sua, ritorce le accuse: «Gli atti criminali dei nemici del popolo ucraino non resteranno impuniti», ha detto il presidente eletto Petro Poroshenko, all’indomani dell’abbattimento da parte dei ribelli di un elicottero militare a Slaviansk, con un bilancio di 14 morti, tra ufficiali e soldati.

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