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Si chiude il centenario nel santuario portoghese

«Fátima come riflesso della luce e della bellezza di Dio che ci invita alla fede e all’adorazione; Fátima come annuncio di misericordia per il mondo ferito; Fátima come messaggio di pace»: sono questi i tre punti, anticipati al nostro giornale, sui quali l’arcivescovo di Leiria-Fátima, monsignor António Augusto dos Santos Marto, focalizzerà l’attenzione durante l’omelia che sarà pronunciata, il 13 ottobre, a conclusione del pellegrinaggio internazionale che segna la fine delle commemorazioni del centenario delle apparizioni, che si conclusero il 13 ottobre 1917.

«La chiusura del pellegrinaggio aperto lo scorso maggio da Papa Francesco — ha spiegato l’arcivescovo — ha un significato molto importante per noi cristiani. È un rendimento di grazia per la presenza dei pellegrini provenienti da tutto il mondo. È un rendimento di grazia per la geografia di questa nuova Fátima, che si è sparsa nel mondo portando un raggio di luce per la pace. È un rendimento di grazia per la riscoperta e l’approfondimento del messaggio per l’attuale situazione nel mondo. Una richiesta di impegno affinché conflitti, tensioni e minacce nucleari finiscano prima possibile».

Con il tema «Maria, stella dell’evangelizzazione» il pellegrinaggio vedrà la partecipazione di circa duecentomila fedeli. «Naturalmente — ha detto il presule — non sono quelli del maggio scorso con Papa Francesco, ma si tratta di un numero considerevole».

Monsignor dos Santos Marto ha ricordato come il santuario sia diventato meta di fedeli provenienti da ogni angolo della terra. «Fátima — ha spiegato — rappresenta per il mondo intero il simbolo di pace. Quella stessa pace invocata da Paolo VI il 13 maggio 1967 nella basilica di Fátima: “Uomini, siate buoni, siate saggi, siate aperti alla considerazione del bene totale del mondo. Uomini, siate magnanimi [...]. Uomini, non pensate a progetti di distruzione e di morte, di rivoluzione e di sopraffazione; pensate a progetti di comune conforto e di solidale collaborazione”. Ecco, noi uomini — ha concluso dos Santos Marto — dobbiamo pensare a costruire più che a distruggere». (francesco ricupero)

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