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Si chiama donna il futuro dell’India

· Fa tappa a Milano una mostra fotografica in tour internazionale ·

«I pensieri sono perle false finché non si trasformano in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo». Non sappiamo se dietro a quanto sta accadendo negli ultimi anni in India grazie alle donne abbia tratto ispirazione da questo aforisma del mahatma Gandhi. Certo è che sia pure lentamente, ma inesorabilmente, proprio le donne hanno avviato un movimento di cambiamento sociale che sta sconvolgendo la tradizione maschilista indiana alimentatasi per secoli di atavici pregiudizi e di impedimenti culturali, religiosi ed economici. Un cerchio opprimente che ha intrappolato le donne rendendole di fatto esseri inferiori, ma che si sta rompendo poco a poco, in un processo — purtroppo ancora poco conosciuto perché poco presente sui media — che non si limita alle fasce più ricche ed occidentalizzate, ma che coinvolge tutte le donne del subcontinente indiano.

Lo testimoniano le foto della mostra «Women changing India» («Donne che cambiano l’India») che fa tappa a Milano fino al 19 giugno presso la Fondazione Forma per la Fotografia, dopo aver toccato lo scorso anno cinque città indiane (Mumbai, Delhi, Kochi, Chennai e Calcutta) e che nel 2011 raggiungerà anche Londra, Bruxelles e Parigi. L’esposizione, che prende il titolo dall’omonimo progetto del gruppo bancario Bnp Paribas per celebrare il 150° anniversario di presenza nel Paese, presenta oltre 130 immagini scattate da sei fotografi dell’agenzia Magnum che hanno ricevuto il compito rappresentare, nelle sue diverse forme, la forza delle donne indiane capaci di rivoluzionare il Paese.

Olivia Arthur, Martine Franck, Raghu Rai, Alessandra Sanguinetti, Alex Webb e Patrick Zachmann hanno così fotografato donne impegnate e determinate a realizzarsi nella pienezza della loro femminilità, offrendoci un’immagine ancora inedita della società indiana. Ritratti di donne consapevoli, orgogliose e non scoraggiate o rassegnate di fronte alle evidenti difficoltà, e non di rado ai pericoli, che incontrano lungo il cammino verso il completo riconoscimento della propria identità.

Ognuno dei fotografi ha focalizzato l’attenzione su un aspetto sociale particolare. E un punto di avvio di questo suggestivo viaggio può essere individuato nell’educazione. Nelle immagini delle nuove generazioni («Imaging a Different Future», immaginando un futuro diverso) scattate da Olivia Arthur a Bangalore e a Misore viene mostrato come oggi le donne possano accedere a strutture di eccellenza per la ricerca un tempo riservate solo agli uomini e, al contempo, possano realizzarsi anche nella creatività, diventando artiste, musiciste e persino disk jockey. Come Safia Ally, voce di Radio Mirchi Fm a Delhi.

Una conquista che ha origine sicuramente dalla possibilità di studiare e di ottenere titoli accademici grazie ai quali alcune donne hanno potuto raggiungere posizioni di prestigio come imprenditrici, dirigenti d’azienda, scrittrici e attiviste. Alcune di queste, diventate per la società indiana delle vere e proprie icone del movimento riformatore al femminile, le ha incontrate Raghu Rai e le sue foto sono raccolte nella sezione «The Heart of India» (Il cuore dell’India). Non è stato semplice per un reporter abituato alla street photography («fotografia di strada»), rapportarsi con soggetti così diversi da quelli abituali. Ma il risultato sono scatti pieni di ammirazione per queste donne dallo sguardo fiero ed energico, soprattutto consapevoli delle responsabilità non solo personali che sono chiamate a portare. Come Indira Jaising, giudice della Corte Suprema, o Chandra Kochhar, alto dirigente di una grande banca, o Mahasweta Devi, scrittrice e attivista.

Responsabilità che in forma e peso diverso devono esercitare anche le donne fotografate da Patrick Zachmann («Empowerment at the Grassroots», «autonomia di base»). Dal 1992, grazie a una modifica della costituzione, un terzo delle panchayats, le assemblee locali che amministrano i villaggi, deve essere composto da donne. Le immagini di Zachmann ne mostrano alcune impegnate in questo ruolo all’interno della propria comunità e, al contempo, mentre si dedicano alle incombenze familiari e lavorative.

Non tutto è semplice. Tutt’altro. Le donne devono essere consapevoli dei propri diritti per salvaguardare la propria indipendenza come individui, sia nel privato che nel sociale. Ma l’affermazione di questi diritti si scontra, soprattutto nelle zone più povere del Paese, con i pregiudizi e con una tradizione ostile al cambiamento.

Martine Franck («Banking on Ourselves», «contando su noi stesse») ha documentato l’impegnativo lavoro compiuto da alcune associazioni, come Kmvs (Kutch manila vikas sangahtan) e Sewa (Self employed women association), che sono state in grado di formare una vasta rete di informazione e di sostegno alle lavoratrici. In particolare, grazie a progetti sempre più diffusi di microcredito, hanno fatto sì che nascessero nuove occasioni di lavoro, offrendo a molte donne l’opportunità di gestire direttamente i bilanci familiari.

E proprio il lavoro, oltre al diritto all’istruzione, sta giocando un ruolo fondamentale in questo processo di emancipazione. Nel mondo occidentale oggi una donna al volante di un bus, di un tram o di un taxi non stupisce nessuno, così come non meraviglia vederla indossare una divisa militare, ma in passato l’occupazione femminile di posizioni per tradizione riservate agli uomini provocava reazioni imbarazzate se non di rifiuto.

A Mumbai e a Delhi Alex Webb («Women driving Change» , «donne alla guida del cambiamento») ha incontrato donne che sono riuscite a riscattarsi grazie al lavoro di tassiste o di agenti di sicurezza.

Non poteva mancare una sezione dedicata al cinema di Bollywood, conosciuto ormai in tutto il mondo. Ma lo sguardo di Alessandra Sanguinetti («Behind the Scene», «dietro le quinte») su questa importante realtà offre una prospettiva diversa. Le donne raccontate non sono solo le protagoniste dei lungometraggi, alcune delle quali star acclamate anche all’estero, ma anche quelle che operano nell’industria cinematografica. È una donna uno dei registi più apprezzati del Paese, sono donne tecnici del suono, responsabili di casting, cineoperatori. Il reportage lascia trapelare il rispetto per queste figure e la professionalità con la quale affrontano il loro lavoro.

La mostra è accompagnata da alcuni video che, grazie alle voci delle protagoniste e dei fotografi, arricchiscono i contenuti di un progetto il cui obiettivo è di contribuire a sfatare tanti luoghi comuni e di far conoscere il nuovo volto dell’India, Paese pieno di contraddizioni ma in continua evoluzione. Un volto più moderno, grazie anche alla sensibilità e al genio femminile. Perché, come sottolinea Martine Franck, «il futuro dell’India sta crescendo nelle mani delle donne».

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16 ottobre 2019

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