Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Si cela nel colore il destino del pianeta

· Al Palazzo delle Esposizioni di Roma le foto della National Geographic Society ·

Dopo un viaggio in Italia, che lo porta a contatto con numerosi artisti oltre che con un paesaggio di indiscussa bellezza, Johann Wolfgang Goethe elabora una teoria dei colori che, pur in contrasto con il sapere scientifico, riscuote notevole successo. Goethe sostiene che il colore nasce sì dalla natura, ma si perfeziona negli occhi e persino nell’animo umano prima di trasferirsi all’arte. Una teoria che sembra trovare perfetto riscontro nelle immagini dei fotografi della National Geographic Society in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 1° maggio.

I colori della natura riprendono forma e vita attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, acquistano un particolare significato grazie alla sensibilità dell’artista, capace di cogliere quell’attimo, e quello solo, in grado di dare un senso alla tavolozza che si dischiude davanti ai suoi occhi. Una tavolozza che cambia in continuazione, perché la natura è in continuo movimento. La bravura sta nel cogliere il momento irripetibile, quella straordinaria alchimia di tinte, luci, espressioni e oggetti che fa di una foto qualcosa di più di una semplice istantanea.

Non a caso il titolo della rassegna è «I colori del mondo», per gettare un nuovo, meraviglioso sguardo sull’incanto del pianeta, che segue le tre precedenti edizioni della mostra allestita da National Geographic Italia: «Acqua, Aria, Fuoco, Terra», «Madre Terra» e «Il Nostro Mondo». Attraverso 95 immagini, inedite sulla prestigiosa rivista, scattate da 48 fotografi di fama internazionale — da Steve McCurry a Michael Yamashita, da Lynsey Addario a Tomasz Tomaszewski per citarne solo alcuni — il visitatore si troverà nuovamente a confrontarsi con il racconto della Terra, in un’affascinante viaggio nella profondità e nell’energia dei colori. Un viaggio fatto di contrasti e suggestioni che descrivono il presente e il futuro del mondo, illustrando la forza e la debolezza delle piante e degli animali, ma anche l’umiltà, la dignità, la sofferenza e la gioia degli uomini. Un percorso segnato dai quattro colori che caratterizzano altrettante sezioni: rosso, verde, bianco e azzurro.

Il rosso, nelle intenzioni di Guglielmo Pepe, che ha curato anche questa mostra, è il colore della terra, del fuoco, delle comunità, degli usi e costumi, delle donne, dei bambini, degli uomini. È anche la tinta del cuore, del sangue, della passione. Il verde è il colore della speranza, ma soprattutto è il colore della natura, della vegetazione, della vita. Il bianco è invece simbolo dell’innocenza e della purezza, ma qui racconta anche il bagliore innaturale dei luoghi colpiti dal riscaldamento globale, l’habitat di animali a rischio di sopravvivenza. Infine l’azzurro, il colore dell’acqua e del cielo, dei mari e dei suoi «abitanti», della gioia di esistere e della tranquillità.

Non sono solo tinte forti quelle rappresentate. Ogni colore possiede infinite sfumature. E ciascuna di esse racconta una storia diversa, illustra un aspetto particolare della vita sulla Terra. «Attraverso i colori — spiega Pepe — capiamo come vivono donne, bambini, uomini in tanti paesi vicini e lontani da noi: qual è la condizione dell’esistenza per chi deve combattere contro fame, povertà, guerra, malattia; come gli animali riescono a resistere alle trasformazioni del loro habitat; che cosa succede all’ambiente sotto i colpi dei cambiamenti climatici. Ma vediamo anche la Terra nella sua unicità, le persone in momenti felici, le altre specie nella loro fantastica diversità, la natura e la sua straordinaria bellezza».

Chi ama la fotografia sa che il bianco e nero, ancora oggi usato da molti maestri, possiede un fascino particolare nel suo rigore espressivo fatto di luci e ombre, di chiari e di scuri. E del resto fino agli anni Cinquanta le immagini, fotografiche, televisive e cinematografiche, erano in bianco e nero, e non per questo erano meno poetiche, meno magiche. Tuttavia il colore restituisce inevitabilmente agli scatti quel tratto di realtà che li rende vividi, mostrando il mondo così com’è. E il mondo di oggi, così come appare dalle foto in mostra, non finisce di meravigliare.

Ma è anche un mondo in pericolo, messo alla prova dall’inquinamento, dallo sfruttamento irriguardoso delle risorse naturali, dallo scempio del territorio. E sicuramente il messaggio principale che passa dalle immagini è un invito a prendersi cura del pianeta, per sottrarlo all’ingordigia dell’uomo che ritiene di poterne disporre a suo piacimento senza vincoli. La salvaguardia del creato è una delle sfide da affrontare e anche una mostra fotografica — che illustra la stupefacente bellezza del mondo in cui ci è dato di vivere — può contribuire allo scopo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

08 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE