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Si avvita la crisi nel Mali

· Nominato un nuovo premier dopo l’intervento dei militari ·

La nomina a primo ministro  di Django Cissoko,  decisa ieri dal presidente ad interim del Mali, Dioncounda Traoré, non  sembra destinata a risolvere la crisi istituzionale e politica in cui  è di nuovo precipitato  il Paese, dopo nella notte precedente i militari avevano  arrestato e costretto ad annunciare in televisione le dimissioni il premier Modibo Diarra, del quale si ignora al momento la sorte. Alla guida di questa nuova iniziativa militare  è il capitano Amadou Haya Sanogo,  già autore del colpo di Stato  che il 22 marzo aveva rovesciato il presidente Amadou Toumani Touré. Le pressioni internazionali avevano poi imposto una transizione,  guidata appunto da Traoré,  ma Sanogo ha mantenuto la sua influenza.

Cuore della crisi maliana resta la situazione nel nord del Paese, da mesi sotto il controllo di gruppi fondamentalisti islamici. Da tempo si parla di un intervento armato internazionale da parte di truppe fornite dai Paesi africani, con il sostegno logistico anche di Paesi occidentali come Francia e Stati Uniti, ma il via libera del Consiglio di sicurezza dell’Onu a tale ipotesi resta incerto. Né la nuova iniziativa di Sanogo — secondo il quale la crisi nel nord è questione interna che spetta all’esercito risolvere —  sembra destinata a trovare sponde internazionali. Condanne dell'accaduto hanno espresso tanto l'Onu quanto l'Unione europea e l'Unione africana. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu sta anzi valutando sanzioni mirate nei confronti di Sanogo e di altri militari maliani.

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18 settembre 2019

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