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Si avanza zoppicando

· ​Haim Baharier e l’interpretazione delle scritture ·

Forse la Bibbia sarà il libro meno letto al mondo, ma i sacri testi attirano il pubblico se a parlarne è Haim Baharier: centinaia di persone, per sei lunedì consecutivi, si recano al salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale di Genova per assistere al ciclo di lezioni sulla Genesi, organizzate dal Centro culturale Primo Levi e che saranno replicate a Roma, al teatro Eliseo fino al 9 dicembre.

Haim Baharier con la figlia Avigail

Haim Baharier è nato nel 1947 a Parigi da genitori di origine polacca reduci dai campi di sterminio. Oltreché matematico e psicoanalista, è studioso di ermeneutica biblica e del pensiero ebraico. Allievo di Léon Ashkenazi e di Emmanuel Lévinas, è stato vicino al maestro chassidico Israel di Gur. Ha pubblicato La valigia quasi vuota (Garzanti, 2014), Qabbalessico (Giuntina, 2012), Le dieci parole (San Paolo, 2011), Il tacchino pensante (Garzanti, 2008), La Genesi spiegata da mia figlia (Garzanti, 2006). Lo scrive Sandra Isetta aggiungendo che incontra Haim Baharier nell’atrio di Palazzo Ducale e — mentre saliamo le scale — mi rendo conto che non so come rivolgermi a lui: professore? Maestro? Gli domando. Lui mi risponde che è semplicemente Haim, anche se lo chiamano in tutti i modi e un quotidiano l’ha perfino indicato come “ermenauta”, e non per coniare un simpatico neologismo. La prima domanda da rivolgere all’“ermenauta” è quasi obbligatoria, poiché il denominatore comune dei suoi libri è l’immagine della “claudicanza”, di un qualcosa che difetta. In principio, secondo la spiegazione talmudica, la luna si rimpicciolisce rispetto al sole, ma anche Isacco zoppica e Mosè balbetta. Sono immagini sorelle, della finitezza e dell’incompiutezza, un qualcosa che può essere riempito.

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20 aprile 2019

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