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Alla ricerca di una strategia sul clima

· Conferenza a Bonn per implementare gli accordi di Parigi ·

Si apre oggi, a Bonn, la Conferenza sul clima (Cop23) nella quale i negoziatori di 195 paesi, più l’Unione europea, sono chiamati a fare passi avanti nella riduzione delle emissioni di gas serra, secondo quanto previsto dagli accordi di Parigi entrati in vigore il 4 novembre 2016. Sussistono, infatti, differenze tra gli obiettivi fissati dagli accordi e i contributi nazionali volontari. Serve uno sforzo in più da parte degli stati per contenere l’aumento della temperatura globale entro fine secolo, rispetto ai livelli preindustriali, entro i 2 gradi. Tenendo presenti gli attuali piani di riduzione governativi, invece, si prospetta un aumento di 2,7-3 gradi entro fine secolo. Ángel Gurría, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd), ha ricordato, la settimana scorsa, come gli sforzi per ridurre le emissioni e prevenire peggiori cambiamenti del clima siano «una corsa contro il tempo». 

Ciminiere nella città di Grevenbroich, in Germania (Ap)

A Bonn, fino al 17 novembre i negoziatori degli stati cercheranno di instaurare, attraverso un “dialogo facilitativo”, le condizioni affinché alla prossima conferenza, che avrà luogo in Polonia, si possa trovare un modo per implementare gli accordi di Parigi. La presidenza della conferenza di Bonn è affidata alle isole Fiji, il cui primo ministro, Frank Bainimarama ha chiesto un’azione più urgente per ridurre le emissioni. Si prospettano, però, delle difficoltà. Cina, India e altre economie emergenti hanno chiarito che non accetteranno imposizioni e “diktat”. Secondo questi paesi, infatti, nessuno dovrà essere costretto ad aumentare i propri contributi all’applicazione degli accordi di Parigi: un maggiore impegno dovrà comunque restare volontario. Per i paesi emergenti, infatti, non serve un regolamento che indichi cosa fare e come farlo. La loro linea è che ciascuno dovrebbe chiarire autonomamente il modo in cui intende agire per rafforzare il proprio impegno nei confronti degli accordi. Non è la prima volta che, in seno alle conferenze sul clima, emergono divergenze tra i paesi già sviluppati e quelli emergenti, con i secondi che vedono limitazioni eccessive alle emissioni come un freno al proprio potenziale economico. 

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14 dicembre 2019

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