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Si alza il livello dello scontro sulla crisi in Ucraina

· Gli Stati Uniti non riconosceranno il risultato del referendum del 16 marzo sullo status della Crimea ·

Kiev, 7. Si inaspriscono i toni dello scontro sulla crisi in Ucraina dopo la decisione assunta ieri dal Parlamento (filo-russo) della Crimea di convocare un referendum il 16 marzo per chiedere alla popolazione se intende restare in Ucraina o aderire alla Federazione russa.

Tramite Samantha Power, ambasciatore americano alle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno fatto subito sapere che non riconosceranno il risultato del referendum sullo status della Crimea, perché alla consultazione non verrà chiamata tutta la popolazione dell’Ucraina, ma solo di una regione. Power ha poi precisato che qualsiasi discussione sul futuro del Paese deve includere il Governo legittimo di Kiev. Di conseguenza, proprio mentre a Bruxelles era in corso di svolgimento il consiglio straordinario dei leader dell’Unione europea, l’Amministrazione di Washington ha annunciato restrizioni sui visti e il congelamento dei beni per una serie di personalità russe e ucraine, coinvolte nella grave crisi. A Bruxelles è invece prevalsa una linea più prudente, con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha auspicato un gruppo di contatto multinazionale (tra Stati Uniti, Russia e Ucraina) con l’obiettivo di trovare una soluzione diplomatica con Putin.

A Bruxelles si è inoltre deciso di accelerare per l’accordo di associazione di Kiev all’Ue. Il premier ucraino, Arseniy Yatseniuk, ha comunicato ai leader dell’Ue di essere determinato a firmare al più presto l’intesa, che era stata rifiutata dall’ex presidente, Viktor Ianukovich. Da Roma, a margine della conferenza sulla Libia, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha però avvertito che se la Crimea si unisce alla Russia «vuol dire che non c’è più la pace internazionale».

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