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Sì al nuovo patto Ue

Previsti una stretta sui debiti pubblici, l’aumento del fondo salva-Stati e più aiuti alla Grecia

Un impegno politico da realizzare su base volontaria e senza cifre, secondo modalità scelte da ciascun Governo, anche se Bruxelles vigilerà. L’obiettivo è quello di rilanciare la crescita attraverso l’eliminazione di squilibri strutturali. Si punta sul rigore dei conti pubblici, su una maggiore coordinazione e su una riforma del mercato del lavoro per renderlo più flessibile.

L’intesa raggiunta ieri sera, a Bruxelles, dai diciassette capi di Stato e di Governo dell’Eurogruppo è, per il momento, soltanto un accordo politico: un successo — dicono gli analisti — ma solo apparente. Sulla carta, comunque, i risultati sono importanti: questa almeno l’opinione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha definito il vertice «un successo». L’ultima parola spetterà al summit del 24 e 25 marzo.

I capi di Stato e di governo dell’euro si sono impegnati a fissare ogni anno degli obiettivi comuni che i singoli Governi dovranno recepire nel piano nazionale per le riforme e nel programma di stabilità da inviare a Bruxelles. Tra gli obiettivi indicati nel patto, la moderazione salariale, l'adeguamento dell’età pensionabile alle reali aspettative di vita, l’inserimento dei vincoli europei di bilancio nella legislazione nazionale, il taglio del costo del lavoro, norme più efficaci per la risoluzione delle crisi bancarie.

Viste le difficoltà in cui ancora si trova Atene e considerati gli sforzi compiuti dal Governo Papandreou, è stato deciso di tagliare di cento punti base il tasso di interesse sugli aiuti concessi, portandolo dal 5,8 al 4,8 per cento, e di allungare i tempi del rimborso dei prestiti a sette anni e mezzo. Nessuna concessione invece all’Irlanda né sui tassi di interesse né sui tempi di rimborso né sul regime fiscale agevolato per le imprese. Tanto più che Dublino — ha affermato il presidente del Consiglio Ue, Hermann Van Rompuy — non ha soddisfatto a pieno le condizioni per poter ottenere dei benefici.

La dotazione effettiva dello European financial stability facility (Efsf) sarà portata da 250 a 440 miliardi di euro. E l’attuale fondo salva-Stati avrà anche la capacità di poter intervenire sul mercato primario dei titoli, acquistando i bond dei Paesi dell’euro in gravi difficoltà finanziarie, ma sempre in cambio di maggiori sforzi sul fronte del risanamento delle finanze pubbliche. Confermata anche la dotazione del futuro meccanismo anticrisi permanente, lo European stability mechanism (Esm), operativo dalla metà del 2013. Sarà di 500 miliardi di euro. Restano da definire nel dettaglio il giro di vite sui debiti pubblici e il grado di automatismo delle sanzioni per i Paesi poco virtuosi. Il debito in eccesso (sopra il sessanta per cento del pil) dovrà essere tagliato di un ventesimo l'anno nell’arco di tre anni. Si discute ancora se questo triennio debba partire subito, cioè dall’entrata in vigore della riforma del Patto, o se debba esserci un periodo transitorio di tre anni. Sembrerebbe oramai accolta, invece, la richiesta italiana di prendere in considerazione gli altri fattori rilevanti nella stima della situazione economica di un Paese (dal debito privato di famiglie e imprese all’andamento della spesa per le pensioni, all’esposizione delle banche).

Infine, i leader dell’Eurozona hanno accolto favorevolmente la decisione del Portogallo di varare nuove misure di austerity. Si tenta così di allontanare l'ipotesi di un piano di salvataggio per Lisbona, negli ultimi giorni tornata nel mirino dei mercati insieme alla Spagna.

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24 maggio 2019

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