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Si aggrava il conflitto nello Yemen

· Nonostante i colloqui sotto l’egida dell’Onu ·

Combattimenti tra militari yemeniti e ribelli huthi (Ansa)

Si è chiuso con un nulla di fatto ieri a Ginevra, dopo sei giorni di colloqui, il negoziato per un cessate il fuoco permanente nello Yemen, dove il conflitto sembra addirittura peggiorato nonostante una fragile tregua di una settimana. Le parti si sono impegnate a proseguire nelle trattative e il mediatore dell’Onu, Ismail Ould Cheikh Ahmed, ha detto che una nuova sessione di incontri è convocata per il prossimo 14 gennaio. Resta però da stabilire dove le parti si incontreranno per seguitare il dialogo. «Abbiamo fatto progressi notevoli ma insufficienti» ha affermato il diplomatico mauritano nel fare il punto dei colloqui tra rappresentanti del Governo yemenita — internazionalmente riconosciuto — e dei ribelli huthi. Si è convenuto di istituire una «commissione di contatto e distensione» formata da consiglieri militari delle due parti con la supervisione delle Nazioni Unite al fine di individuare alcune misure per favorire un clima di fiducia, quali il rilascio di prigionieri di guerra. Il mediatore dell’Onu ha sottolineato che l’obiettivo del negoziato «è di giungere a un cessate il fuoco totale e globale, in particolar modo a Taiz, la terza grande città del Paese, assediata da più di tre mesi dai ribelli huthi e dai suoi alleati, i miliziani rimasti fedeli all’ex presidente yemenita, Abdullah Saleh. 

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