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Shakespeare il contemporaneo

· Quattro secoli dalla morte ·

Dalla Cina all’Iraq, dalla Danimarca allo Zimbabwe. In questo anno in cui si ricorda il quarto centenario della morte, le opere di William Shakespeare verranno messe in scena a ogni latitudine. A dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della dimensione davvero globale della sua produzione teatrale e letteraria. Shakespeare può indifferentemente essere apprezzato in mandarino, arabo, danese e anche nelle lingue africane. 

Certo le varie traduzioni potranno forse far perdere qualche sfumatura di quell’inarrivabile arguzia espressiva che contraddistingue l’inglese dello scrittore. Ma il fascino e la capacità evocativa del testo shakespeariano rimangono intatte. Perché la forza del verso paradossalmente travalica la contingenza linguistica, situandosi in una zona che si potrebbe definire neutra — quindi appartenente a tutti e a nessuno — in cui lo spettatore stesso è chiamato a fare la sua parte. La parola shakespeariana interpella la fantasia del pubblico chiedendo a ciascuno di darne concretezza. E in fondo proprio in questo risiede la potenza creativa dello scrittore inglese. È lo spettatore che deve materializzare i grandi scenari appena evocati con qualche parola, come ad esempio accade nel Macbeth, nel Re Lear, nel Sogno di una notte di mezza estate o ne La tempesta. Proprio per questa particolare interazione, che si crea tra testo, attore e pubblico, l’opera shakespeariana è completamente fruibile solo in teatro. Ambiente in cui avviene una sorta di rito collettivo in virtù del quale tutti sono individualmente coinvolti. Una sorta di spazio libero, dove il fruitore dell’opera shakespeariana può intervenire, con i propri mezzi, per appropriarsene. In fondo è per questo motivo che ogni generazione, da quattrocento anni, legge gli avvenimenti della propria epoca servendosi di qualche immagine o di qualche verso di William Shakespeare. Uno scrittore che, parafrasando il grande critico polacco Jan Kott, sarà nostro contemporaneo per sempre. (giuseppe fiorentino)

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23 agosto 2019

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