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Sguardo fisso su di lui

«Le disse il Signore così: “Io voglio essere la tua guida, io voglio condurti: non cercare altro che me solo. Io sarò il tuo maestro: non amare altra creatura che me”». Con queste parole la beata Maria Celeste Crostarosa sintetizzava, nell’Autobiografia, il filo conduttore del suo cammino spirituale, fin dagli anni giovanili. Più tardi, nell’età matura, avrebbe annotato: «L’amor mio ed il mio amore eravate voi solo. Annichilando l’esser mio, mi poneste nell’umanità del vostro Verbo divino».

Giuseppe Barni, «Sant’Alfonso Maria de’ Liguori»  (XIX secolo)

Fedele alla visione paolina, considerava tutto questo come un dono, affidatole dallo Spirito per il bene della Chiesa, che doveva concretizzarsi in una nuova comunità religiosa, «viva memoria» dell’amore misericordioso del Redentore per tutti gli uomini.

Pur non avendo ricevuto una specifica formazione letteraria, la Crostarosa, oltre le Regole, l’Autobiografia, le Lettere e una raccolta di canzoni spirituali e morali, ci ha lasciato vari altri scritti, che solo negli ultimi anni stanno ricevendo un’edizione critica.

Significativi sono soprattutto i Trattenimenti dell’anima col suo Sposo Gesù e i Gradi di orazione, che offrono una visione sintetica del suo cammino e della sua proposta spirituale. In varie serie di Esercizi di amore o Meditazioni approfondisce, seguendo i tempi liturgici, i passi più significativi dei Vangeli, arrivando a una raccolta organica nell’ampio Giardinetto interno del divino amore, orto chiuso dell’Uomo Dio e un’anima cristiana. Il contenuto è di grande profondità e attualità: Dio come amore, che anticipa e chiama l’uomo alla comunione con sé, donandogli pienezza e felicità, costituiva il cuore della spiritualità crostarosiana. Ne fece anche il perché della sua comunità, come si legge nel proemio delle sue regole: «Con desiderio ho desiderato dare al mondo lo Spirito mio e comunicarlo alle mie creature ragionevoli, per vivere con loro ed in loro sino alla fine del mondo. Donai loro il mio unigenito Figlio con infinito amore e, per lui, comunicai loro il mio divino Spirito Consolatore. Acciò le mie creature si ricordino della mia eterna carità con la quale io le ho amate, mi sono compiaciuto eleggere quest’istituto, acciò sia una viva memoria a tutti gli uomini del mondo di tutto quanto si compiacque il mio Figlio unigenito operare per la loro salute».

In un contesto nel quale le case religiose erano viste prevalentemente come luogo che metteva al sicuro dai pericoli del mondo, la Crostarosa proponeva questa visione memoriale: una comunità che è per la Chiesa. Le Redentoriste lo ribadiscono oggi nelle loro Costituzioni, frutto del rinnovamento conciliare: «I nostri fratelli e le nostre sorelle che vogliono riflettere, pregare e riprendersi spiritualmente in un ambiente di silenzio e di raccoglimento, devono poter trovare nei nostri monasteri la casa di preghiera e di pace di cui hanno bisogno. Benché separate materialmente dal mondo, gli siamo così presenti con la testimonianza e l’accoglienza, diventando veramente una presenza viva e irradiante del Cristo».

di Sabatino Majorano

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26 maggio 2019

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