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Sforzi diplomatici
senza esito in Libia

· ​Continuano gli scontri a poche decine di chilometri da Tripoli ·

I primi tentativi della diplomazia di scongiurare un cruento conflitto militare in Libia per il momento non sembrano aver avuto successo. Gli scontri fra le milizie di Khalifa Haftar e quelle fedeli al governo di Tripoli sono continuati nelle ultime ore a poche decine di chilometri dalla città, facendo registrare i primi morti: cinque soldati che le truppe di Haftar dicono di aver ucciso negli ultimi combattimenti. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha espresso «profonda preoccupazione» per la situazione. «Si chiede alle forze dell’Esercito nazionale libico (le milizie di Haftar, ndr) di fermare tutti i movimenti militari» ha detto l’ambasciatore tedesco all’Onu, Christoph Heusgen, presidente di turno per il mese di aprile del Consiglio, leggendo una dichiarazione, dopo un briefing a porte chiuse, dell’inviato speciale Onu per la Libia, Ghassan Salame. Il Consiglio chiede inoltre «a tutte le forze di bloccare l’escalation e di fermare le attività militari». «Non ci può essere — ha concluso Heusgen — una soluzione militare al conflitto».

Nella giornata di ieri il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres era volato prima a Tobruk, dove aveva incontrato il presidente della camera dei rappresentanti libica Aguila Saleh (che sostiene Haftar), e poi a Bengasi per incontrare lo stesso Haftar e convincerlo a fermare l’offensiva che punta dritta a Tripoli. Un tentativo non andato a buon fine. «Lascio la Libia — ha detto Guterres dopo i colloqui — con il cuore pesante e profondamente preoccupato. Spero ancora che sia possibile evitare un confronto sanguinoso a Tripoli e fuori Tripoli». A Guterres, il generale Haftar avrebbe riferito che «l’operazione verso Tripoli continuerà finché il terrorismo non sarà eliminato». Il generale, come più volte ha dichiarato, considera «terroriste» le milizie che difendono la capitale.

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