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Sfida per l’Europa

· ​Il cardinale Baldisseri celebra a Siena santa Caterina e parla del dramma delle migrazioni ·

Il messaggio di santa Caterina si dimostra ancora una volta attuale in un momento in cui l’Italia e l’Europa «sono di nuovo attraversate da venti gelidi di decadenza morale, crisi spirituale e frammentazione politica». Così il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, in occasione della festa della santa senese, celebrata a Siena domenica 24 aprile. 

Il fenomeno delle migrazioni, ha proseguito il porporato, sta mettendo alla prova l’Europa, «sfida la sua tenuta economica e politica e la sua statura morale» dinanzi alle sofferenze di intere popolazioni che «si muovono per la loro sopravvivenza e le migliaia di persone che si perdono o muoiono durante il cammino». Un vero esodo, ha sottolineato il cardinale, «non più emergente», che Papa Francesco a Lesbo — insieme al patriarca Bartolomeo e all’arcivescovo Hierònymos — «ha voluto segnalare con forza affinché si giunga a scelte coraggiose e si incoraggino iniziative che rispettino la dignità delle persone».

Santa Caterina, ha fatto notare il porporato, fu una donna che «seppe dai più alti livelli della Chiesa e della società ai più umili, portare e testimoniare l’alto messaggio dell’amore di Dio e del prossimo». Instancabile, infatti, fu la sua attività di aiuto «ai poveri, agli ammalati, ai carcerati». Nella sua scelta di amore radicale «suscitò ammirazione, sequela, interesse a tutti i livelli: non solo fondò le terziarie domenicane», ma la gente comune del tempo «si raccolse attorno a lei e con lei visse la carità sincera, che non fu meno contagiosa delle malattie: carità, vera cura del corpo e dello spirito». A distanza di quasi sette secoli, infatti, Caterina «si erge dinanzi a noi come grande testimone dell’amore e ci invita a vincere la nefasta globalizzazione dell’indifferenza», che «anestetizza di fronte al dolore altrui e impedisce di vivere la novità del comandamento dell’amore».

Nella sua radicale e rivoluzionaria novità dell’amore, «emerge risplendente e possente la figura» della santa. Una donna «straordinaria, gigantesca, nella Siena del Trecento, che ha segnato la storia in Italia e in Europa». Proclamata patrona d’Italia e compatrona d’Europa, Caterina ancora oggi «parla eloquentemente al nostro continente», a un’Europa che, come dice Francesco, «rassomiglia ad una nonna sterile, piegata su se stessa, impaurita». Per il Papa è «giunta l’ora, in cui costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana», come raccomandò al Parlamento europeo il 25 novembre 2014.

Commentando la pagina conclusiva dell’Apocalisse, il cardinale ha fatto notare come il cielo e la terra «si trasformeranno in un nuovo cielo e in una nuova terra, nei quali sarà superata ogni separazione tra il Creatore e gli uomini». Un mondo dove non ci sarà più sofferenza né morte, ma solo luce, gioia e pace. «Anche in questo caso — ha detto — la figura di santa Caterina da Siena ha molto da insegnarci». Infatti, chiamata a Roma da Urbano vi «per promuovere l’unità della Chiesa minacciata dallo scisma», trascorre nella preghiera «l’ultima fase della sua vita, continuando a ricevere e a consigliare i suoi figli spirituali». E il 29 aprile 1380, a soli 33 anni, «sentendo l’ora vicina della morte, pronuncia parole che richiamano quelle di Gesù sulla croce: “Padre, nelle tue mani raccomando l’anima e lo spirito mio”». Per Caterina, «la morte non significa la fine, ma l’inizio, l’ora dell’incontro con Cristo», il momento in cui «cessare di lavorare sulla terra per iniziare a lavorare dal cielo, in un’opera di intercessione destinata a non interrompersi mai più». Il cardinale ha infine affidato alla santa l’arcidiocesi e l’intera città di Siena, «con le sue gioie e le sue speranze, i suoi dolori e le sue angosce, e anche il mondo intero con le sue immense necessità e tragedie».

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