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Sfida europea

· ​L’apertura del Consiglio permanente della Cei ·

Roma, 26. Oggi più che mai si avverte il bisogno di avere più Europa. Per affrontare e rispondere adeguatamente alle necessità dei tanti che dalle regioni più povere e martoriate del pianeta bussano alle porte del continente. E per arginare quel “pensiero unico” che in vari modi tenta di 

emarginare la presenza cristiana e delle religioni dalla sfera pubblica. È quanto, in estrema sintesi, viene sottolineato nella prolusione con cui il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, ha aperto nel pomeriggio di oggi, lunedì, i lavori della sessione autunnale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Parole, quelle del presidente della Cei, che richiamano le istituzioni continentali a recuperare la loro autentica visione ideale per «rifondare se stessa». A ciò si aggiunge la rinnovata costante «preoccupazione» per la tutt’altro che rosea situazione economico-sociale italiana, che vede «aumentare la distanza tra ricchi e poveri».

Una situazione, quella italiana, che ha dovuto recentemente fare i conti anche con l’«ombra maligna» del terremoto che ha falciato centinaia di vite umane. Un’emergenza, cui la Chiesa in Italia — ha ricordato Bagnasco — ha cercato di rispondere prontamente con un primo stanziamento di un milione di euro e la promozione di una colletta nazionale. Soprattutto, però, a impressionare i vescovi, perfino più delle immagini dello «scempio impietoso» del sisma, è stata la testimonianza dei tanti volontari accorsi a dare una mano. Essi hanno dato «l’esempio innanzitutto della fierezza di appartenere a una terra, a un popolo, a una storia». È «l’esempio di un modo di vivere alternativo alla cultura diffusa, che tende a svalutare le appartenenze come se fossero sinonimo di chiusura».

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