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Sfida alla Große Koalition

· ​Il risultato delle urne in Baviera ·

Non è un terremoto politico, ma quasi. I risultati elettorali delle consultazioni in Baviera, importante Land della Germania, modificano sostanzialmente gli equilibri regionali e forse anche quelli nazionali. Il dato più significativo è il netto arretramento della Unione cristiano sociale (Csu), alleato di governo dell’Unione cristiano democratica (Cdu) di Angela Merkel, e il successo dei Verdi, movimento fortemente europeista, a favore di immigrazione e multiculturalismo.

Il leader dei Verdi bavaresi Katharina Schulze  dopo il voto (Ansa)

Dopo decenni di dominio incontrastato, infatti, la Csu ha perso la maggioranza assoluta nel parlamento di Monaco. È un segnale politico importante. Il 37,5 per cento dei consensi, in calo rispetto al 44,5 ottenuto nella precedente tornata elettorale del 2013, non basteranno alla Csu per formare, come da tradizione, un esecutivo monocolore. Certo, in quanto primo partito del Land, i cristiano-sociali avranno il diritto di provare a formare l’esecutivo, ma la necessità di alleati rappresenta già una pesante sconfitta. Ed è molto probabile che il partito dell’attuale ministro dell’interno, Horst Seehofer, noto per le sue prese di posizione intransigenti in materia di immigrazione, debba ora rivedere la propria strategia anche a livello nazionale, a cominciare dalla propria partecipazione a una Große Koalition sempre più impopolare.

Il dialogo con i Verdi diventa quindi essenziale, non solo a livello locale. Con il 18,5 per cento dei voti ottenuti e 38 seggi, in forte crescita rispetto al 2013, il partito della giovane Katharina Schulze, 33 anni, diventa il secondo partito scalzando i socialdemocratici, altro alleato di Merkel nella Große Koalition. Il messaggio convintamente europeista dei Verdi sembra aver modificato, almeno a livello locale, gli equilibri all’interno del fronte progressista. Come la Csu, i socialdemocratici pagano la partecipazione all’esecutivo di Berlino e necessitano di trovare una narrativa politica più convincente per riconquistare i propri elettori. I Verdi, invece, da veri e propri outsider, possono aspirare a divenire una delle forze europeiste più politicamente forti del paese, in attesa delle consultazioni politiche europee di maggio 2019.

La crisi della Csu ha avuto anche un altro effetto. Il partito di destra radicale di Alternative für Deutschland (Afd), con il 10,2 per cento di consensi e 22 seggi, pur senza sfondare ottiene un buon risultato, anche considerando che non si era nemmeno presentato nel 2013. L’Afd è riuscita a sfruttare, anche in Baviera, l’onda lunga del populismo che sta colpendo tutta Europa. E gli elettori più conservatori della Csu le hanno dato credito.

È presto per fare previsioni sulle prospettive che si aprono dopo questo voto. Senza dubbio, la nuova Große Koalition — nata dopo lunghissime trattative — soffre un drastico calo di popolarità. Il primo a farne le spese potrebbe essere proprio Seehofer, che ha assunto un anno fa la guida della Cdu promettendo un rilancio che non c’è stato. Sono già in molti a chiedere un passo indietro del ministro. Sulla carta Merkel ha ancora tre anni da passare alla cancelleria, ma le tensioni con gli alleati aumentano e internamente alla Cdu c’è perfino chi prospetta un cambio della guardia, anche in vista degli importanti impegni internazionali alle porte.

Il prossimo test elettorale in Assia il 28 ottobre darà segnali importantissimi per capire se può aprirsi una crisi di governo. In Assia, infatti, la Cdu è al governo da 19 anni. I sondaggi dicono che i consensi sono in calo e che il partito di Merkel potrebbe subire il tracollo andando sotto il 30 per cento. Ma il vero banco di prova sarà il 7 e l’8 dicembre ad Amburgo, dove si terrà la conferenza annuale della Cdu. Nella sua città natale, Angela Merkel dovrà affrontare le lotte interne e sondare la fiducia del partito.

di Andrea Walton

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