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Sferrata l’offensiva
contro l’Is a Mosul

· ​E mentre si cerca di liberare la seconda città irachena non ci sono passi avanti della diplomazia per la martoriata città siriana di Aleppo ·

È cominciata in Iraq l’offensiva per liberare la città di Mosul dagli uomini del sedicente Stato islamico (Is). È la più grande operazione militare nel paese da quando le truppe statunitensi si sono ritirate nel 2011. E potrebbe essere il più duro colpo inferto all’Is, che nelle ultime ore ha perso in Siria il controllo della città simbolo di Dabiq, a nord della martoriata città di Aleppo. Intanto, sul piano della diplomazia, il vertice a Losanna in Svizzera, tra i rappresentanti di Stati Uniti e Russia e i ministri di potenze regionali, si è concluso senza decisioni operative. 

Forze irachene avanzano verso Mosul (Afp)

L’offensiva militare per liberare Mosul, seconda città irachena, impegna l’esercito e le forze antiterrorismo irachene, insieme con la milizia alleata dei peshmerga curdi e le milizie sciite. Secondo la televisione panaraba Al Jazeera, le forze curde dei peshmerga hanno strappato all’Is il controllo di sette villaggi nelle prime quattro ore dell’offensiva per riconquistare Mosul. Alla televisione di stato, il primo ministro iracheno Haidar Al Abadi ha dichiarato che saranno l’esercito iracheno e la polizia federale, «e nessun altro», a entrare a Mosul, volendo rassicurare la popolazione su possibili violenze e rappresaglie che potrebbero scoppiare in questa città multietnica e multiconfessionale, ma a maggioranza sunnita, dopo la cacciata dell’Is. In particolare, Al Abadi ha spiegato che il piano prevede che le forze curde, le milizie sciite filo-iraniane e quelle sunnite filo-turche non entrino in città. Il segretario alla difesa americano, Ash Carter, ha definito l’inizio delle operazioni irachene per liberare Mosul «un momento decisivo nella campagna contro l’Is». Carter ha aggiunto che gli Stati Uniti e gli altri componenti della coalizione internazionale «sono pronti a sostenere l’esercito iracheno, i guerriglieri peshmerga e il popolo dell’Iraq nella difficile battaglia che devono fronteggiare».
Intanto, ieri nella capitale irachena, Baghdad, l’Is è tornato a colpire: quattro persone sono morte e altre dieci sono rimaste ferite nell’attentato suicida durante la commemorazione del giorno dell’Ashura (ovvero il martirio dell’Imam Hussein, nipote di Maometto) nel quartiere di Jadriyah, sul fiume Tigri. Il giorno prima, c’era stata la strage durante un rito funebre in un quartiere a maggioranza sciita: 35 persone uccise, tra cui anziani, donne e bambini, e 65 ferite, tra cui alcune in modo molto grave.
Guardando alla Siria, i ribelli che si oppongono al presidente Bashar Al Assad hanno riconquistato Dabiq, a nord di Aleppo, città che ha una grande importanza simbolica per i musulmani, conquistata dall’Is nell’agosto 2014. La propaganda dell’Is aveva preannunciato violenti scontri ma invece — dicono testimoni locali — i suoi combattenti hanno lasciato le città dopo una minima resistenza.
In poco più di due anni, l’Is ha perso una parte significativa del territorio che aveva in Iraq e in Siria sotto l’azione dei raid russi e americani, delle truppe irachene e dell’esercito siriano e dei suoi alleati iraniani ed Hezbollah, dei turchi, dei miliziani curdi. A essere liberati sono stati centri nevralgici: basta ricordare Tikrit o Falluja in Iraq; Kobane e Palmira in Siria. Restano le battaglie strategiche per la riconquista di Mosul in Iraq, e di Raqqa, in Siria. E la prima ha preso il via appunto nella notte.

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