Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Settemila persone lasciano
il Ghouta orientale

· ​Tra civili e ribelli siriani ·

Quasi settemila persone hanno lasciato nella notte il Ghouta orientale, sobborgo alle porte di Damasco assediato dalle forze siriane e dagli alleati. A bordo di un centinaio di bus, civili e miliziani ribelli con le loro famiglie sono stati portati al di fuori della regione. I civili riceveranno l’assistenza delle ong locali e del personale delle Nazioni Unite presenti nell’area, mentre i miliziani verranno portati fino a Idlib, un’altra città siriana che non ricade sotto il controllo delle forze di Assad.

Una donna siriana con suo figlio nsi preparano a lasciare il Ghouta orientale (Afp)

È il primo effetto concreto dell’accordo, raggiunto pochi giorni fa, tra i ribelli e il governo di Damasco, che prevede inoltre un rafforzamento della tregua giornaliera in vigore. Si tratta infatti della più importante evacuazione di civili e miliziani mai realizzata finora. L’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana ha precisato che 6749 persone, tra cui 1620 ribelli, hanno abbandonato Zamalka, Arbin e Ain Tarma, controllate da Faylaq Al Rahman, gruppo legato al cosiddetto Esercito siriano libero, che nei giorni scorsi ha annunciato un cessate il fuoco.

L’operazione è avvenuta sotto la supervisione della Mezzaluna Rossa siriana, che ha assicurato i primi soccorsi essenziali a tutti i feriti. Dal 18 febbraio scorso, da quando cioè le forze governative hanno intensificato i bombardamenti sul Ghouta orientale, è stato registrato un bilancio di oltre mille civili uccisi e di quasi cinquemila feriti.

Va ricordato che, nonostante l’accordo tra governo e ribelli, la maggior parte dei civili presenti nel Ghouta orientale è ancora intrappolata nelle zone di combattimento. Nelle aree più popolate manca l’energia elettrica, l’acqua potabile, le medicine e l’assistenza medica. Scuole, ospedali e sedi istituzionali sono stati completamente distrutti.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE