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Sette volumi per Gesù

· Non è conclusa l’opera di Meier ·

Alla fine potrebbero essere addirittura sette i volumi dell’opera che il biblista statunitense John P. Meier sta scrivendo su Gesù. A sostenerlo, sul giornale Teologi@Internet, è Rosino Gibellini, che pubblica l’opera in Italia. Il titolo generale, Un ebreo marginale, è efficacemente provocatorio e insieme al sottotitolo, Ripensare il Gesù storico, fa capire di chi si sta parlando e l’intenzione dell’autore, divenuto ben presto un punto di riferimento in questi studi, ricordato nel Gesù di Nazaret da Benedetto XVI.

Il fondatore del cristianesimo — scrive Meier — si situa in realtà ai margini della società politica e religiosa del suo tempo. «Il primo e più importante significato che do al termine applicato a Gesù sottolinea semplicemente che nella letteratura ebraica e pagana del secolo successivo alla morte di Gesù egli fu al massimo un “puntino” sullo schermo di un radar. La persona che doveva diventare il centro religioso della civilizzazione europea cominciò tanto lontano, alla periferia, da essere a malapena visibile».

Questo paradosso è ciò che l’aggettivo “marginale” intende sottolineare, precisa lo studioso che all’opera, finora in quattro volumi, sta per aggiungere il quinto, che sarà edito quest’anno dalla Yale University Press e probabilmente anche in italiano presso la Queriniana di Brescia, dove sono già usciti, a cura di Flavio Dalla Vecchia, gli altri: Le radici del problema e della persona (2001), Mentore, messaggio e miracoli (2002), Compagni e antagonisti (2003) e Legge e amore (2009).

L’autore definisce l’intenzione della sua opera con un’immagine: «Se un cattolico, un protestante, un ebreo e un agnostico, tutti onesti storici competenti dei movimenti religiosi del primo secolo fossero rinchiusi nelle viscere della biblioteca della Harvard University School» ma «senza la possibilità di uscire prima di aver elaborato un documento comune su chi fosse Gesù di Nazaret e su cosa abbia significato», arriverebbero a un risultato comune, espresso appunto nei volumi che compongono Un ebreo marginale. Spiega Gibellini che «Meier è alla ricerca del Gesù storico, raggiungibile con i metodi della critica storica, ma che non è il Gesù reale (considerato nella totalità della sua personalità) e neppure è il Gesù teologico della cristologia, che si avvale di altre legittime metodologie».

L’opera era stata ideata all’inizio in un solo volume come manuale, ma già concepita in quattro grandi parti, che si sono estese fino ad arrivare ora, nelle previsioni, a ben sette volumi. 

di Silvia Guidi

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18 agosto 2019

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