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Sette testimoni della fede

Maestro e allievo, fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato, uno accanto all’altro, accomunati nella gloria. Le immagini di Papa Montini e dell’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero Galdámez si sollevano di tanto in tanto per la brezza, quasi si sfiorano. Gli arazzi pendono dalle grandi finestre della loggia delle Benedizioni della basilica vaticana. Accanto a loro altri cinque ritratti di volti sorridenti. Quasi una sinfonia di anime di ogni continente: donne, uomini, sacerdoti, religiosi, anche un laico, un giovane morto a soli diciannove anni. Sono i sette testimoni della fede che Francesco ha proclamato santi domenica mattina, 14 ottobre, in piazza San Pietro, davanti a circa settantamila fedeli di ogni parte del mondo.

Paolo VI, che nominò monsignor Romero Galdámez nel 1970 vescovo ausiliare di San Salvador, poi nel 1974 vescovo di Santiago de María e nel 1977 arcivescovo della capitale, ha ritrovato al suo fianco, accomunato nella stessa canonizzazione, il pastore al quale aveva dato fiducia. Non solo: era stato lo stesso Papa Montini a beatificare ben tre dei nuovi santi. Così, il Pontefice che aveva portato a termine il concilio Vaticano II e ne aveva guidato la sua attuazione con coraggio e sapienza è diventato il capofila dei sette santi.

Circondato da 105 cardinali, tra i quali Pietro Parolin, segretario di Stato, e Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, dai padri sinodali, da altri duecento presuli di tutto il mondo e da circa tremila sacerdoti, il Papa ha iscritto nell’albo della santità Giovanni Battista Montini, sommo Pontefice (1897-1978); Óscar Arnulfo Romero Galdámez, arcivescovo di San Salvador (1917-1980), martire; Francesco Spinelli, sacerdote diocesano, fondatore dell’Istituto delle suore adoratrici del Santissimo Sacramento (1853-1913); Vincenzo Romano, sacerdote diocesano (1751-1836); Maria Caterina Kasper, fondatrice dell’istituto delle povere ancelle di Gesù Cristo (1820-1898); Nazaria Ignazia March Mesa (in religione, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù), fondatrice della congregazione delle suore Misioneras cruzadas de la Iglesia (1889-1943); Nunzio Sulprizio, laico (1817-1831).

Per l’occasione il Papa ha adoperato il calice, il pallio e il pastorale di Paolo VI e ha indossato il cingolo con tracce di sangue dell’arcivescovo Romero.

Molti i pellegrini venuti dalla Lombardia e in particolare da Brescia e da Concesio, paese natale di Papa Montini. Numerosi anche i fedeli del sud America, soprattutto giunti da El Salvador e dalla Bolivia per festeggiare rispettivamente il loro martire e la prima santa del paese.

Tra il sagrato della basilica vaticana e la piazza antistante, la liturgia si è svolta come di consueto: prima del canto delle litanie, il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ha pronunciato la petitio, alla quale il Pontefice ha risposto con la formula di canonizzazione letta in latino, mentre il coro della cappella Sistina intonava Iubilate Deo. Alla preghiera dei fedeli, tra le altre, sono state elevate intenzioni in tedesco per la Chiesa, in cinese per i governanti e per i popoli, in italiano per i cristiani perseguitati, in francese per i giovani in discernimento vocazionale, in inglese per i fidanzati e i giovani sposi. Hanno prestato servizio liturgico come ministranti un centinaio di legionari di Cristo.

Le delegazioni ufficiali erano guidate da: sua maestà la Regina Sofia di Spagna con il ministro della cultura José Guirao; Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana, con la figlia Laura, e Alberto Bonisoli, ministro per i beni culturali; Sebastián Piñera Echenique, presidente della Repubblica del Cile, con la consorte, e Roberto Ampuero, ministro degli esteri; Salvador Sánchez Cerén, presidente della Repubblica di El Salvador, con la consorte, e Carlos Alfredo Castaneda, ministro degli esteri; Juan Carlos Varela Rodríguez, presidente della Repubblica del Panamá; Olga Alvarado, vicepresidente della Repubblica dell’Honduras, con il consorte; Chen Chien-jen, vicepresidente della Repubblica di Taiwan, con la consorte; Edward Kiwanuka Sekandi, vicepresidente della Repubblica dell’Uganda; Philippe Mbarga Mboa, ministro della presidenza del Camerun; Jean-Yves Le Drian, ministro degli esteri della Repubblica francese; Carmelo Abela, ministro degli esteri di Malta, con la consorte; Patrice Cellario, ministro dell’interno del Principato di Monaco, con la consorte; José Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, con la consorte; sua altezza eminentissima fra Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, principe e gran maestro del Sovrano militare ordine di Malta. Erano presenti anche Rowan Williams, arcivescovo emerito di Canterbury (in rappresentanza del primate Justin Welby) e dieci vescovi anglicani.

Dopo averli salutati nella cappella della Pietà, il Papa ha presieduto la messa. Sono saliti all’altare per la preghiera eucaristica i cardinale Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador, Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, e Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid; i monsignor Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia, Mario Delpini, arcivescovo di Milano, José Luis Escobar Alas, arcivescovo di San Salvador, Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, Dante Lafranconi, vescovo emerito di Cremona, Georg Bätznig, vescovo di Limburg, Ricardo E. Centellas Guzmán, vescovo di Potosí, Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara, Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. I canti sono stati eseguiti, oltre che dalla cappella Sistina e dal coro guida Mater Ecclesiae, dai cori provenienti da Brescia, Pontevico, Cosenza e Torre del Greco.

Con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano l’arcivescovo sostituto Edgar Peña Parra, i monsignori Paolo Borgia, assessore, e Joseph Murphy, capo del Protocollo, e Guillermo Javier Karcher. Fra i presenti, l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura. Tra le personalità presenti, il fratello dell’arcivescovo Romero Galdámez (che il Papa ha salutato personalmente), diversi membri della famiglia Montini e il direttore dell’Osservatore Romano. A conclusione del rito, prima di impartire la benedizione, Francesco ha guidato la recita dell’Angelus.

Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato anche cinquanta ex guardie svizzere pontificie insieme alle loro famiglie. È stato un segno di riconoscenza per Paolo VI, il quale, nel 1970, nello spirito del concilio, riformò la corte e la famiglia pontificia sciogliendo tutti i corpi armati della Santa Sede, tranne la Guardia svizzera pontificia.

Le postulazioni hanno presentato come reliquie: per Paolo VI, la maglia indossata al momento dell’attentato di Manila, nel 1970, con le macchie di sangue della ferita; per Romero, parte di un osso; per Francesco Spinelli, ossa di un piede; per Vincenzo Romano, una vertebra; per Maria Caterina Kasper, ossa della spina dorsale; per Nazaria Ignazia March Mesa, una ciocca di capelli; per Nunzio Sulprizio, un frammento d’osso del dito della mano. La tomba di Paolo VIrimarrà nelle Grotte vaticane per dare compimento al suo testamento: «La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me».

La vigilia della celebrazione, sabato 13 ottobre, Papa Francesco si era recato al monastero Mater Ecclesiae per rendere visita a Benedetto XVI, che era stato creato cardinale proprio da Papa Montini nel suo ultimo concistoro del 27 giugno 1977. (nicola gori)

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07 dicembre 2019

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