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​Sette pilastri

· ​A colloquio con il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento ·

Le migrazioni non sono «un’emergenza» o «un fenomeno temporaneo» ma «un fatto ordinario di vita». Mosso da questa convinzione, il cardinale Francesco Montenegro denuncia l’inefficacia di «risposte rabberciate ed estemporanee» e chiede un cambiamento «strutturale» e «culturale» nell’atteggiamento verso i migranti. In questa intervista al nostro giornale l’arcivescovo di Agrigento, che ha ricevuto la porpora da Francesco nel concistoro del 14 febbraio scorso, ricorda l’emozione di quei giorni e rilancia la vocazione della terra siciliana a essere ponte di dialogo e accoglienza tra popoli e religioni diverse.

Mimmo Paladino, «Porta di Lampedusa, porta d’Europa»

La sua diocesi è alla ribalta delle cronache per gli arrivi di immigrati a Lampedusa. In che modo fate fronte a questa emergenza?

Sono convinto, e da parecchio tempo, che in ordine al fenomeno migratorio, sia fuorviante e maliziosamente tendenzioso parlare di emergenza. Ho avuto modo di ribadirlo più volte, e in diverse sedi, sia nazionali che internazionali. Quello dei migranti costituisce un altro continente e non un’emergenza, un fatto ordinario di vita, e non un fenomeno temporaneo. La sfida che ci pone non si gioca sul piano delle risposte rabberciate ed estemporanee ma su quello strutturale.

Qualcuno vi ha accusato di “buonismo”, altri sostengono soluzioni drastiche al fenomeno dell’immigrazione. Cosa risponde?

Il nostro punto di vista è molto semplice. È scritto nel Vangelo: a chi ha fame dai da mangiare, a chi ha sete dai bere; a chi è in viaggio dai asilo e ospitalità, anzitutto questo. Poi seguono i ragionamenti — che di certo non disdegniamo — sulla organizzazione operativa e sui vari livelli di responsabilità e sulla gestione dell’immigrazione. Una cosa è certa: a chi ti chiede pane non puoi dare veleno; a chi ti chiede libertà non puoi imporre catene; a chi ti chiede speranza non puoi offrire vicoli ciechi. Mentre si continua a ragionare sull’immigrazione e sul da farsi, nel Mediterraneo giacciono i corpi senza vita di 23.000 migranti, e questa è una stima per difetto: quanti siano i morti dell’indifferenza, della chiusura di cuore e dei respingimenti a mare e delle frontiere, in verità, Dio solo lo sa.

di Nicola Gori

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21 maggio 2019

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