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Settanta dispersi
al largo della Libia

· Nuovo naufragio nel Mediterraneo ·

Bruxelles, 30. Mercoledì prossimo sarà chiaro come l’Ue voglia cambiare il regolamento di Dublino sul diritto di asilo. Questo mentre giunge notizia di una nuova tragedia dell’immigrazione. A Lampedusa sono infatti arrivati 26 naufraghi, i quali hanno riferito di 70 loro compagni di viaggio che risultano dispersi. I migranti erano su barcone quasi completamente affondato nelle acque libiche, a circa quattro miglia da Sabrata. A Pozzallo, sempre in Sicilia, sono nel frattempo giunte 454 persone. Ma nelle imbarcazioni sono stati trovati due cadaveri.

Un migrante a Lampedusa (Ansa)

Circa il regolamento di Dublino, la Commissione europea fa sapere che presenterà la sua proposta legislativa al termine del collegio dei commissari. Finora si è discusso a vari livelli del superamento di una norma che impone ai richiedenti di fare domanda nel primo Paese di approdo e che ha creato, nell’emergenza degli ultimi mesi, diverse drammatiche situazioni di impasse, con migranti bloccati e decisioni di ricollocamenti mai attuate.

A sostenere la proposta più ambiziosa di una gestione europea dei flussi di richiedenti asilo erano solo Italia, Germania, Svezia, Cipro, Malta e Grecia. Dunque, sembra che la Commissione abbia lavorato per lasciare la responsabilità dell’asilo al Paese di primo ingresso, ma prevedendo, oltre un certo numero di arrivi, di alleggerire i Paesi interessati con un meccanismo obbligatorio di ridistribuzione tra i Paesi dell’Ue.

Intanto, secondo indiscrezioni del quotidiano tedesco «Der Spiegel», Bruxelles lavora a un piano che prevede misure drastiche, con centri temporanei di raccolta per profughi e migranti in Libia, ipotizzando anche spazi che il giornale definisce «aree di carcerazione», per fermare i flussi nel periodo estivo, sulla rotta del Mediterraneo centrale.

Sembra si tratti di ipotesi contenute in un documento riservato di 17 pagine, elaborato dal Servizio europeo di azione esterna, Seae, dipartimento che sostiene l’attività dell’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell’Ue, Federica Mogherini.

Da Bruxelles intervengono alcuni portavoce, ammettendo che si sta preparando uno studio per assicurare sostegno al Governo libico nella gestione delle frontiere, nella lotta alla migrazione irregolare e ai trafficanti. Si dovrebbe trattare di un vero e proprio accordo col nuovo Governo di unità nazionale libico. Di fronte alle forti perplessità sul rispetto di diritti umani, i portavoce definiscono priorità assoluta l’obiettivo di garantire che la gestione di migranti e profughi in Libia rispetti i più alti standard delle leggi internazionali.

Sul piano operativo, si prospettano aiuti nella formazione di una Guardia costiera e di una Marina libica, attraverso il supporto della missione europea denominata Sofia e nella costruzione delle infrastrutture di polizia e giustizia.

I problemi sono tanti. A partire dalla crescente influenza dell’attività del sedicente Stato islamico e di altri gruppi terroristici in Libia.

A proposito di confini, c’è da dire che la Serbia si dichiara pronta a lavorare per la soluzione del problema dell’immigrazione illegale unitamente all’Unione europea, sostenendo una posizione comune europea. È quanto ha dichiarato il ministro della Difesa, Zoran Djordjevic, parlando da Mosca, dove ha partecipato alla quinta Conferenza internazionale sulla sicurezza. Djordjevic ha parlato di minaccia reale posta dall’immigrazione illegale a tutti i Paesi europei, compresa la Serbia, e di ingressi illegali nel suo Paese dopo la chiusura della rotta balcanica.

C’è attesa anche per la valutazione della Commissione sui progressi compiuti dalla Turchia in vista della liberalizzazione dei visti, uno dei punti centrali su cui si regge l’accordo tra i 28 e Ankara, per la riduzione dei flussi sulla rotta dei Balcani occidentali. In base all’accordo di marzo scorso tra Bruxelles e Ankara, quest’ultima è chiamata a gestire la situazione ai confini e l’Ue ha promesso di rimuovere i visti per gli ingressi di cittadini turchi in Europa.

Ancora in forse è, invece, la presentazione della valutazione sull’altra annosa questione in ballo in tema di migrazioni. Parliamo della gestione delle frontiere esterne della Grecia, tra gli ultimi passaggi per l’attivazione dell’articolo 26 del Codice Schengen, la procedura eccezionale che permette a uno o più Paesi la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne, fino a un massimo di due anni.

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