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Sessantamila morti in Siria

· Rapporto dell’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani sui venti mesi del conflitto civile ·

Il 2013 si apre con nuove stragi di civili alla periferia di Damasco

Sono oltre sessantamila i morti provocati da venti mesi del  conflitto civile in Siria per il quale non s’intravede ancora una soluzione. La cifra in questione è stata fornita ieri dall’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, la cui responsabile, Navanethen  Pillay ha parlato di dati sconvolgenti forniti da un’indagine condotta negli ultimi cinque mesi e ritenuta esaustiva. Pillay ha detto che si tratta di una cifra «ben più alta di quanto ci aspettassimo» e che  rivede nettamente al rialzo  l’ultimo bilancio, diffuso appena dopo Natale.  Lo studio, ha spiegato ancora Pillay, è riuscito ad incrociare informazioni provenienti da sette fonti diverse, permettendo di fissare a 59.648 il numero delle persone uccise nel periodo compreso tra il 15 marzo 2011 e il 30 novembre 2012. «Considerato che non c’è stata alcuna tregua dopo il 30 novembre, possiamo concludere che fino ad oggi sono rimaste uccise più di sessantamila  persone», ha concluso  l’alto commissario.
Nella provincia centrale di Homs, teatro di una delle prime massicce offensive delle forze del presidente Bashir Al Assad, è stata accertata la morte di 12.560 persone. In quella di Damasco le vittime sono 10.862, in quella di Idlib 7.686, mentre sono 6.188 i morti nella provincia di Aleppo, 6.034 a Deraa, 5.080 ad Hama.

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