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Servono leader
che parlino come Francesco

· ​Il viaggio del Papa a Lesbo nella stampa internazionale ·

Papa Francesco è riuscito a scuotere coscienze che sembrano assopite, richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sul dramma che si sta consumando a Lesbo. E indicando — con la sue scelta di rientrare portando con sè dodici profughi — la via dell’accoglienza come unica risposta adeguata alla crisi. È questa la chiave con cui i principali organi di informazione internazionale analizzano la visita del Pontefice nell’isola dell’Egeo, all’indomani della sua conclusione .

Andando a Lesbo — scrive Lucetta Scaraffia sull’«Huffington Post» — entrando nel campo dei profughi e dedicando loro tempo e attenzione Papa Francesco ha costretto tutti i media del mondo a varcare quella soglia, a toccare quell’umanità sofferente, a vedere quei bambini e a sentire quelle storie drammatiche. Ha costretto tutti a fare proprio quello che tutti stanno cercando di fuggire, che stanno cercando di dimenticare spostando l’attenzione sui risvolti politici, diplomatici, economici, militari della questione. Non le persone, ma la situazione mondiale, gli interessi economici, gli equilibri politici: tutte realtà astratte che sembra più facile controllare delle vite umane vere e sofferenti, degli occhi che ti guardano chiedendo aiuto.
Papa Francesco — continua l’editorialista del nostro giornale — ha fatto capire come si possono usare i media al di là degli interessi di chi li controlla, e anche al di là del desiderio della maggior parte delle persone di dimenticare il dolore. Come ha scritto Enzo Bianchi a proposito di questo viaggio, «è una nuova stagione non solo per l’ecumenismo, ma per la testimonianza dei cristiani nel mondo contemporaneo». Perché si passa dalle invocazioni generiche alla realtà, dai sermoni, che neppure i fedeli a messa riescono più ad ascoltare, a poche parole dette direttamente a chi ha bisogno, anche in fretta, per correre da un altro sofferente.
Un appello a un aiuto pratico; è questo il senso del gesto di Papa Francesco di portare in Italia a bordo del suo aereo dodici profughi siriani, scrive Dominique Greiner nel suo editoriale pubblicato sulla «Croix». E un messaggio chiaro rivolto a chi ha il potere di decidere in Europa.
Ai profughi ha dato una nuova vita, si legge sul «Guardian» del 17 aprile. In questo gesto è racchiuso un grande valore simbolico, nonché una vera e propria lezione di solidarietà all’Europa che è ancora alla ricerca di una via d’uscita alla crisi dei migranti. Il quotidiano britannico ricorda che l’anno scorso il Pontefice aveva rivolto a tutte le diocesi d’Europa l’invito ad accogliere famiglie di rifugiati e ora egli stesso si è reso protagonista di un gesto che diventa un nuovo invito alla solidarietà.
Anche «The Times» del 18 aprile dà particolare evidenza all’«ennesimo slancio» di Francesco a sostegno di coloro che sono nel bisogno. Dove ristagna la volontà di trovare soluzioni adeguate al dramma di persone sofferenti, s’impone la forza e la determinazione del Pontefice di tendere la mano a chi chiede aiuto e corre il grave rischio di non essere ascoltato.
Dal canto suo «The New York Times», in un articolo di Jim Yardley, sottolinea che il gesto di accoglienza del Papa rappresenta un suggello al infaticabile impegno a sostegno dei rifugiati . Anche il quotidiano newyorkese pone in rilievo il netto, crescente contrasto fra il dinamismo di Francesco e l’apatia dell’Europa di fronte a una questione che interpella tutti, al di là delle differenze etniche e dell’appartenenza religiosa.
«El País», nell’editoriale del 17 aprile, dedica alla visita del Papa a Lesbo un articolo intitolato Atrapados en un bucle, (“Intrappolati in un vicolo cieco”). Il viaggio del Papa viene analizzato come una critica all’attuale politica migratoria europea. L’editorialista comincia ricordando la visita nel 2013 di Francesco a Lampedusa, per constatare che quel dramma è ancora tristemente attuale. Proprio per questo motivo il Papa è andato a Lesbo, per fare nuovamente appello alle coscienze «anestetizzate di fronte al dolore degli altri», così come aveva sottolineato nell’isola italiana facendo riferimento all’indifferenza delle istituzioni governative.
Dopo aver menzionato il caso concreto della Spagna, che ha accolto solo 18 dei 9.900 rifugiati che avrebbe dovuto ospitare, si osserva che la presenza del Pontefice a Lesbo «è diventata un simbolo del vicolo cieco in cui si trova l’Europa di fronte alla fenomenale sfida dei rifugiati».
L’Europa deve cooperare sui migranti, per loro ma anche e soprattutto per se stessa, ribadisce l’ex alto commissario Onu per i diritti umani Louise Arbour, intervistata da Francesca Paci sulla «Stampa». È una crisi che va oltre i numeri, continua Arbour, «urgono leader mondiali che parlino come il Papa mostrando un approccio più positivo per contrastare le voci negative altisonanti in Europa. Non è facile creare empatia. Eppure il lavoro richiesto all’Europa non è infattibile».

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