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Sergio Mattarella
presidente della Repubblica italiana

· Eletto alla quarta votazione con una larghissima maggioranza ·

Gli auguri del Papa per l’unità e la concordia del Paese

È Sergio Mattarella il nuovo presidente della Repubblica italiana. Il Parlamento riunito in seduta comune lo ha eletto questa mattina con 665 voti. Nella prima dichiarazione pubblica, dopo aver ricevuto formalmente la notizia dell’elezione da parte della presidente della Camera, Laura Boldrini, e della vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, il capo dello Stato eletto ha spiegato che in questo momento il suo pensiero va «alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini».

Il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella (Afp)

Al nuovo presidente il Pontefice ha inviato un messaggio: «Mi è gradito rivolgerle — scrive Papa Francesco — deferenti espressioni augurali per la sua elezione alla suprema magistratura dello Stato italiano e, mentre auspico che ella possa esercitare il suo alto compito specialmente al servizio dell’unità e della concordia del Paese, invoco sulla sua persona la costante assistenza divina per una illuminata azione di promozione del bene comune nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano. Con questi voti invio a lei e all’intera Nazione la benedizione apostolica».

Nato a Palermo il 23 luglio 1941 e fino a oggi giudice della Corte costituzionale, il nuovo presidente fu eletto per la prima volta deputato nel 1983 nelle fila della Democrazia cristiana (Dc), tre anni dopo l’assassinio per mano mafiosa del fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, avvenuto il 6 gennaio 1980. Dal 1961 al 1964 Sergio Mattarella aveva militato in Azione cattolica e poi nella Federazione universitaria cattolica italiana. Rieletto deputato nel 1987, nello stesso anno fu nominato ministro per i Rapporti con il Parlamento nel Governo guidato da Giovanni Goria, incarico nel quale fu confermato anche l’anno seguente per l’Esecutivo guidato da Ciriaco De Mita. Nel 1989 divenne ministro della Pubblica Istruzione, nel sesto Governo Andreotti.

Nel 1990 si dimise, insieme con altri ministri della sinistra democristiana, in segno di protesta contro il disegno di legge Mammì dedicato al riassetto del sistema radiotelevisivo, un provvedimento molto contestato in quanto considerato troppo a favore del gruppo guidato da Silvio Berlusconi. Vicesegretario della Dc dallo stesso anno fino al 1992, quando gli venne affidata la direzione del quotidiano «Il Popolo», Mattarella fu relatore della legge elettorale approvata nel 1993, che introdusse il sistema maggioritario corretto da una componente proporzionale.

Dopo gli eventi legati allo scandalo di Tangentopoli fu tra i promotori del processo di rinnovamento della Dc, che condusse, nel 1994, alla fondazione del Partito popolare italiano, nelle cui liste venne eletto deputato nello stesso anno e poi nel 1996. In contrasto con la linea del partito, che nel frattempo si era progressivamente avvicinato alle posizioni del Popolo delle libertà, guidato da Berlusconi, Mattarella aderì alla coalizione di centrosinistra dell’Ulivo. Caduto il Governo Prodi, Mattarella assunse la carica di vicepresidente del Consiglio e poi di ministro della Difesa nei Governi D’Alema, incarico mantenuto anche nell’Esecutivo guidato da Amato. Nel 2001 è stato eletto deputato per La Margherita e nel 2006 nella coalizione dell’Ulivo. Nel 2008 non si è candidato e infine, nel 2011, è stato eletto dal Parlamento giudice costituzionale.

La figura del nuovo capo dello Stato, come si evince dalla biografia, è quella di un politico dal percorso molto coerente. Al nuovo presidente della Repubblica vengono inoltre riconosciuti uno stile sobrio e un’adesione ferma ai principi della Costituzione. In questo senso Sergio Mattarella è un successore naturale di Giorgio Napolitano, ed entrambi sono esponenti di una classe politica che, funestata dagli eventi di Tangentopoli, è stata comunque capace di esprimere statisti e uomini delle istituzioni del cui stile e dei cui valori spesso, negli ultimi decenni, si è avvertita la mancanza. Ed è in fondo proprio il riconoscimento comune della sobrietà e dell’equilibrio di Mattarella, oltre al grande numero di voti ricevuti, a rendere meno convincenti le argomentazioni di chi critica il metodo con il quale è stato eletto il nuovo capo dello Stato.

Che l’elezione di Mattarella sia avvenuta al quarto scrutinio, quando si richiede la maggioranza semplice dei voti, ma soprattutto il fatto che la candidatura avanzata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi sia stata posta al giudizio del Parlamento solo alla quarta votazione, senza dubbio hanno evitato che su un nome così largamente apprezzato si potessero esercitare i consueti rituali dei veti incrociati e dei tradimenti sottobanco. Sono del resto davvero molti a ritenere che il rispetto del dettato e dello spirito costituzionale sarà la via maestra del nuovo presidente della Repubblica, soprattutto in una fase in cui sarà necessario governare con sapienza una incisiva riforma della stessa Carta fondamentale.

È poi innegabile che, sotto l’aspetto degli equilibri politici, l’elezione di Mattarella possa avere effetti di qualche rilievo, considerata soprattutto la diversa posizione assunta dal Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, confluito sul nome fatto da Renzi, rispetto a Forza Italia che invece ha deciso di votare scheda bianca. Una spaccatura nel centrodestra, verificatasi anche all’interno dei partiti che, secondo alcune interpretazioni, potrebbe compromettere la collaborazione sulle riforme.

di Marco Bellizi

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23 maggio 2019

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