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Senza tregua la battaglia
per liberare Sirte

· ​I cecchini dell’Is frenano le forze libiche ·

È di quattro morti e 17 feriti il bilancio degli scontri tra milizie filogovernative libiche e i combattenti del cosiddetto Stato islamico (Is) avvenuti ieri nella città di Sirte: le vittime sono miliziani provenienti da Misurata, Tarhuna e Tripoli. Ad annunciarlo è stata una fonte militare delle forze fedeli al Governo di accordo nazionale riferendo dei continui scontri con i miliziani dell’Is trincerati nella città.

Le difficoltà delle forze del premier libico designato, Fayez Al Sarraj, sono legate alla presenza dei cecchini dell’Is piazzati sui tetti dei palazzi.Gli aerei da guerra impegnati nell’operazione contro i jihadisti hanno compiuto 150 raid contro i siti dell’Is dalla liberazione di Abu Ghrein, 110 chilometri a sud-est di Misurata, fino all’ingresso delle truppe di terra nel centro di Sirte, roccaforte del gruppo estremista in Libia.

Nel fine settimana, le forze di Tripoli hanno pubblicato una mappa secondo cui l’Is controlla ormai solo 20 chilometri quadrati di territorio nell’area di Sirte: l’11 maggio, invece, i jihadisti controllavano un’area pari a 9924 chilometri quadrati, da Ben Giauad ad Abu Ghrein.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Martin Kobler, si è detto «colpito» dai rapidi progressi delle forze militari del Governo di accordo nazionale di Tripoli contro l’Is a Sirte.

Damasco, 13. Nuove violenze in Siria. In una serie di raid aerei nella provincia nord-occidentale di Idlib sono morte ieri almeno ventisette persone, tra cui quattro bambini. In particolare a Idlib è stato colpito — stando a diverse fonti locali — un mercato. Le vittime: 21 civili. In un altro raid nella vicina Maaret Al Numan è stato bombardato un condominio. Sei i morti, tra i quali una madre e i suoi quattro bambini rimasti intrappolati tra le macerie. I jihadisti dello Stato islamico (Is) hanno intanto rivendicato il duplice attentato che due giorni fa, sabato, ha devastato il santuario sciita di Sayyida Zeinab, nei pressi di Damasco. La rivendicazione è stata diramata dall’agenzia Amaq, ritenuta vicina ai terroristi. I morti — secondo fonti dell’opposizione — sono almeno venti, tra i quali tredici civili. Lo scorso 21 febbraio l’Is aveva rivendicato una serie di esplosioni nella stessa zona, con decine di vittime. Situato a una decina di chilometri a sud di Damasco, il santuario è un luogo sacro per gli sciiti ed è stato spesso obiettivo del jihadismo sunnita.

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