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Senza soldi

· ​Allarme di Caritas Grecia ·

«I fondi basteranno fino al 31 dicembre. Poi il nulla. Saremo costretti a chiudere. Da soli sarà impossibile andare avanti. Per questo dico a tutti: aiutateci, svegliatevi, siamo piccoli e da soli non ce la facciamo più a dare aiuto. Stiamo tagliando tutto il possibile, anche il personale, ma non basta. Aiutateci!»: è il drammatico appello di padre Ioannis Patsis, vice presidente di Caritas Grecia e direttore di Caritas Atene, sulla difficile situazione economica in cui versa l’ente caritativo cattolico e l’intero paese ellenico. L’appello di padre Patsis fa eco a quello lanciato nelle scorse settimane da monsignor Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene e presidente della Conferenza episcopale .

«I cestini delle offerte in chiesa non sono mai vuoti. Quando chiedo aiuto la gente non si tira indietro. Quel che può dare lo dona totalmente a chi ha bisogno. Non importa se giovane o anziano, se straniero o greco, cristiano o musulmano. Siamo tutti figli di Dio. La generosità — dichiara all’agenzia Sir il vice presidente di Caritas Grecia — è grande anche in una situazione drammatica come questa che stiamo vivendo da lungo tempo. Ma da sola non basta».
Sebbene dal 20 agosto scorso la Grecia sia uscita ufficialmente dal programma di aiuti europeo, avviato a maggio del 2010 per fare fronte alla voragine del suo deficit pubblico, «la luce in fondo al tunnel non si deve. Con oltre 288 miliardi di euro da restituire alla Troika (Bce, Fmi e Ue) — rileva il sacerdote che è anche parroco della chiesa di san Paolo al Pireo, una missione che lo fa stare ogni giorno a contatto con la gente — non si può certo dire che la Grecia sia fuori dalla crisi». Le ragioni di questo stallo sono tante. «Il nostro paese — sottolinea padre non ha industrie, il settore edilizio è fermo, le imprese chiudono, gli investimenti sono un miraggio, sanità e scuole al collasso. Mancano soldi e lavoro. Otto anni di sacrifici hanno indebolito il paese. Ad oggi, oltre cinquecentomila giovani hanno lasciato la Grecia. A questo si aggiunga la presenza di tantissimi rifugiati e richiedenti asilo, circa cinquantamila attualmente, da Siria, Pakistan, Afghanistan, dall’Africa, Albania e, adesso, anche dalla Turchia. Negli ultimi due anni — aggiunge — sono arrivati in Grecia circa cinquemila turchi che hanno richiesto asilo politico». Ad aggravare la situazione è l’età avanzata della popolazione. «Oggi arrivare a percepire la pensione — ricorda il sacerdote — è un successo. Si tratta di assegni minimi dopo 13 tagli e con il quattordicesimo in arrivo probabilmente a gennaio prossimo. Oggi in Grecia è molto difficile vivere, devi pregare e sperare di avere forza e salute per affrontare questa situazione. Come Caritas — conclude padre Ioannis — abbiamo aperto le mani per dare fino a che abbiamo avuto qualcosa da dare. Oggi siamo costretti a tenerle chiuse perché gli aiuti non ci sono quasi più».

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24 agosto 2019

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