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Senza scuola nel Sahel

· Nella regione dell’Africa subsahariana chiusi migliaia di istituti ·

Sono circa 400.000 i bambini che non possono andare a scuola a causa delle ripetute violenze nella regione africana del Sahel. Lo denuncia un rapporto dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Nel documento si legge che la continua e crescente condizione di insicurezza nel Sahel ha costretto alla chiusura — o alla non operatività — più di 2.000 edifici scolastici in Burkina Faso, nel Mali e in Niger. E nell’ultimo anno il numero di strutture scolastiche coinvolte risulta raddoppiato. Le minacce al personale scolastico, gli attacchi contro le strutture scolastiche e l’uso delle scuole a scopi militari — che corrisponde a una grave violazione dei diritti dei bambini — hanno quindi interrotto il ciclo di apprendimento scolastico per più di 400.000 bambini nei tre paesi e lasciato 10.000 insegnanti senza la possibilità di lavorare, o sfollati a causa delle violenze.

«Attacchi diretti contro le scuole, insegnanti e studenti e l’occupazione militare di questi spazi sono una grave violazione dei diritti dei bambini», ha dichiarato Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef. «I bambini troppo spesso sopportano il peso intero del conflitto e le loro scuole, una volta spazi sicuri per apprendere, diventano sempre più luoghi di violenza», ha dichiarato dal canto suo Gordon Brown, inviato speciale delle Nazioni Unite per l’istruzione globale. «Il nostro obiettivo deve essere che ogni scuola sia sicura», ha precisato.

L’Unicef ha così lanciato un piano di azione affinché quest’anno scolastico non venga contraddistinto da classi vuote, parchi giochi silenziosi e continue violenze. «Anni in cui la speranza muore anche tra coloro che vivono», ha dichiarato Brown.

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