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Senza sconti
contro la criminalità

· Ribadito dai presuli calabresi l’impegno della Chiesa ·

La Chiesa in Calabria, non da oggi, ha preso coscienza della gravità del fenomeno malavitoso. E, se «molto resta da fare», è chiaro che «il cammino verso il futuro è irreversibile». 

Per questo con «stupore» e «amarezza» i vescovi calabresi hanno appreso dai mezzi di comunicazione sociale le parole del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il quale ha affermato che «la Chiesa potrebbe moltissimo contro le mafie», sottolineando anche come essa abbia «una grande responsabilità per i silenzi» del passato. Affermazioni che «fanno male», hanno scritto i presuli al termine di un incontro tenuto ieri, martedì, a Catanzaro, perché «denotano una lettura superficiale e una conoscenza approssimativa del pur faticoso, forse a tratti lento, ma in ogni caso ininterrotto cammino che proprio la Chiesa ha compiuto dal secondo dopoguerra a oggi, nella comprensione e nella trattazione del fenomeno mafioso e di cui proprio don Puglisi e, con lui tante altre figure di sacerdoti, sono testimonianza viva».

Per i presuli calabresi, infatti, un conto è parlare di ritardi, che pure «ci sono stati», un altro è «farli passare per immobilismo, silenzi, omissioni e talvolta larvata connivenza». La Calabria e in genere il meridione d’Italia — si legge nella nota — «è terra segnata dalla crisi economica, dalle deficienze della classe dirigente, dalle dimenticanze dei governi di ogni livello, a volte dall’incapacità della politica. Non per questo riteniamo che l’errore di qualcuno possa tradursi affrettatamente e strumentalmente, in errore di tutti».

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20 agosto 2019

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