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Senza protezione

· Centinaia di persone ai funerali delle vittime degli attentati terroristici contro le due chiese in Pakistan ·

Centinaia di persone hanno partecipato oggi a Lahore ai funerali delle vittime degli attentati suicidi di domenica contro due chiese — rivendicati da Jamaat ul Ahrar, un gruppo islamista vicino ai talebani — che hanno fatto 16 morti e 82 feriti, secondo l’ultimo bilancio.

Un momento della veglia in ricordo dei cristiani uccisi in Pakistan

L’agenzia di stampa Xinhua riferisce della presenza anche di leader politici e vertici della polizia locale, che pure ieri erano stati pesantemente contestati nelle manifestazioni di protesta tenute in diverse città pakistane come Faisalabad, Sargodha e Gujranwala, oltre che nella stessa Lahore, dove scuole e istituti cattolici sono rimasti chiusi per commemorare le vittime. Dopo le stragi a Lahore, diversi responsabili delle comunità cristiane hanno accusato il Governo del primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, di non fornire adeguata sicurezza alle minoranze religiose e ai loro luoghi di culto. Proprio su questo aspetto si è concentrata la protesta dei manifestanti, purtroppo sfociata in qualche caso in nuove violenze. La stampa locale riferisce che un manifestante è morto, in circostanze non ancora accertate, nel quartiere Youhanabad di Lahore, dove si trova la chiesa cattolica di St. John, una delle due, con l’anglicana Christ Church, attaccata domenica. In India, intanto, otto persone sono state fermate nelle indagini sul violento attacco a un convento di Ranaghat, nello Stato orientale indiano di West Bengala, dove otto uomini nello scorso fine settimana hanno duramente picchiato quattro religiose e violentato la loro superiora.

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20 settembre 2019

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