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Senza pace il popolo
che nessuno vuole

· Morti annegati 26 rohingya in fuga ·

Bambino rohingya in un campo profughi in India (Reuters)

Rohingya senza pace. Altri 26 esponenti della minoranza etnica musulmana sono morti ieri in un naufragio mentre dal Myanmar, dove sono sottoposti a continue violenze e vessazioni, tentavano di raggiungere il Bangladesh a bordo di una fatiscente imbarcazione. Le vittime del naufragio, avvenuto nell’estuario del fiume Naf, che segna il confine tra i due paesi, sono per lo più donne e bambini. Lo riferiscono autorità di frontiera tra Dacca e Naypyidaw, precisando che non è ancora chiaro quante persone si trovassero a bordo del barcone affondato. Nei giorni scorsi, la polizia di frontiera bengalese ha respinto 141 musulmani rohingya che tentavano di attraversare il confine.

I rohingya (un milione di persone sui circa 54 milioni di abitanti del Myanmar, per il 90 per cento buddisti) sono pesantemente discriminati: una legge del 1982 li priva, infatti, della cittadinanza e di altri diritti fondamentali. Non sono considerati appartenenti a nessuno dei 35 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti nel Myanmar e, perciò, non possono frequentare le scuole, votare e ricevere assistenza medica. E hanno gravi e pesanti restrizioni nella libertà di movimento. Proprio per questo, molti rohingya, che vivono prevalentemente nello stato occidentale del Rakhine, al confine con il Bangladesh, tentano disperatamente di fuggire. Finora, indicano fonti dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per i migranti, sono oltre 18.500 i rohingya — a detta delle Nazioni Unite il popolo più discriminato al mondo — che sono riusciti a entrare in Bangladesh. Ma a migliaia sono tuttora ammassati nei pressi del fiume Naf, in condizioni sanitarie e igieniche disumane. Molti annegano nel disperato tentativo di raggiungere a nuoto il Bangladesh. È dal 2012 — ricordano gli analisti — che il Rakhine è percorso da violenze etnico-religiose e, dall’ottobre scorso, dopo anni di proteste per lo più pacifiche, gli estremisti dell’Esercito della solidarietà arakan rohingya hanno iniziato a sferrare pesanti attacchi contro i militari, con la risposta immediata dell’esercito, il cui giro di vite ha spinto decine di migliaia di profughi verso il Bangladesh.

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18 settembre 2019

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