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Senza etica il mercato non funziona

· Un Nobel per l'economia evidenzia i motivi dell'attuale crisi mondiale ·

Pubblichiamo stralci di una relazione tenuta dal premio Nobel per l'economia 2001 nell'ambito di un incontro sulla globalizzazione alla luce dell'enciclica Caritas in veritate tenutosi a New York nella sede delle Nazioni Unite e organizzato dalla Missione dell'Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Onu e dalla fondazione Path to Peace.

Come ho scritto scherzosamente in un mio libro la crisi porta l'etichetta made in Usa. Abbiamo esportato la filosofia della deregulation che ha causato la crisi e le ha permesso di estendersi rapidamente in tutto il mondo e abbiamo anche esportato i nostri mutui ipotecari tossici. Ringrazio sempre gli europei per aver acquistato i nostri mutui tossici e aver fatto sì che la crisi americana non fosse addirittura peggiore di quello che è.

La situazione è molto grave. Attualmente un americano su sei che vorrebbe avere un lavoro a tempo pieno non ce l'ha. Il tasso di disoccupazione ufficiale è leggermente al di sotto del 10 per cento, ma maschera il fatto che molte persone hanno accettato di svolgere lavori part-time in mancanza d'altro. Molti si sono ritirati dalla competizione e, dopo aver cercato un lavoro per un anno senza trovarlo, hanno smesso di cercarlo. Nelle statistiche ufficiali queste persone non sono considerate disoccupate, ma «lavoratori scoraggiati». Per la prima volta in America c'è un numero altissimo di questi disoccupati, non più impiegati da molto tempo. Il 40 per cento è disoccupato da più di sei mesi e questo è un elemento importante perché più a lungo si è disoccupati più si dà fondo ai risparmi e le capacità diminuiscono.

Secondo l'opinione generale, gli Stati Uniti torneranno a un livello di disoccupazione normale alla metà del secolo. Quando sentite dire che abbiamo perso solo 36.000 posti di lavoro lo scorso mese, solo 36.000, dovreste ricordare che in un anno normale avremmo circa 150.000 nuove assunzioni.

Per quanto riguarda i proprietari di case, nell'ambito dei quali è cominciata la crisi, non abbiamo fatto quasi nulla. Più di un americano su quattro deve pagare un mutuo superiore al valore della propria casa. Questo significa che quel bene è diventato una passività. Ciò avrà effetti profondi e a lungo termine sulla nostra economia. L'America è stata uno dei mercati del lavoro più dinamici. Le persone si spostavano spesso per cambiare impiego, ma ci si può trasferire solo se vendendo la propria casa non si hanno perdite. Quindi anche per questo il mercato del lavoro è congelato.

Una delle cose che disturba un economista è lo spreco di risorse, ovvero lo squilibrio fra ciò che l'economia è in grado di produrre e ciò che effettivamente produce. Dobbiamo ricordare che nessun Governo ha mai sprecato denaro come ha fatto o lasciato fare il settore finanziario privato americano, il quale ha sprecato esattamente tre trillioni di dollari. Naturalmente, in una economia più vasta si può sprecare denaro più facilmente, ma quello che ancora disturba è che non è questo il modo in cui le economie di mercato dovrebbero operare. E ora ci troviamo in una situazione globale di rallentamento economico nella quale ci sono capacità enormi e allo stesso tempo bisogni insoddisfatti.

Negli ultimi duecento anni, l'idea più importante in economia è probabilmente la teoria di Adam Smith della «mano invisibile». Se fosse vera, sarebbe meraviglioso. È come se la ricerca del proprio interesse fosse condotta da una mano invisibile, al di sopra della società. Quest'idea è meravigliosa perché sostiene che in un'economia di mercato, nella quale le imprese perseguono la massimizzazione del profitto, la ricerca di ognuno del proprio interesse sortisce risultati positivi. Non c'è bisogno del Governo. L'aspetto più importante di questa teoria è che non c'è bisogno dell'etica. L'unica cosa non etica è non essere abbastanza egoisti. Tutto quello che si deve fare è capire qual è il proprio interesse, perseguirlo avidamente e tutto nella società andrà bene. Devo ammettere che vorrei fosse vero perché la vita sarebbe molto più semplice.

Uno degli aspetti della ricerca teorica che mi ha portato a ricevere il premio Nobel è stato costituito da un insieme di questioni legate alle imperfezioni dell'informazione tanto diffuse in economia e che io definisco «asimmetrie di informazione». Quello che ho dimostrato con il mio collega Bruce Greenwald è che il motivo per cui la mano invisibile spesso è sembrata invisibile è che non c'è proprio. Non esiste. In altre parole, la ricerca del proprio interesse non necessariamente porta all'efficienza economica. La cosa straordinaria è che esistono ancora alcuni seguaci di Adam Smith, alcuni ancora gli credono. Ciononostante, non penso che qualcuno creda veramente che l'avida ricerca di profitto dei banchieri conduca al benessere della nostra società. Questo fallimento deve farci riflettere, deve dimostrare che la teoria che ha dominato per 225 anni è sbagliata.

Un'altra dimensione che penso non abbia ricevuto l'attenzione necessaria, quella etica o morale.

Nel corso degli anni si sono combattute molte battaglie per decidere cosa fosse legale e cosa no, battaglie, si potrebbe dire, per un comportamento etico, nelle quali però ha vinto chi ha avuto un comportamento non etico. Alcuni atteggiamenti eticamente riprovevoli sono molto complessi e difficili da spiegare, altri sono di immediata comprensione. Fra le cose più scandalose c'è il prestito predatorio. Per quasi tutte le religioni bisogna evitare l'usura perché rappresenta un'asimmetria di potere contrattuale. Se viene richiesto il 30, il 40 o il 50 per cento di interessi questo viene considerato uno sfruttamento. Ebbene le tasse sulle carte di credito ammontano al 30 per cento al mese. Voglio dire che il tasso annuale corrisponde al 30 per cento al mese. Si tratta di un tasso molto lucrativo e non corrisponde semplicemente a un giusto risarcimento per il rischio assunto. Persino i limiti sulla legge sull'usura vengono superati.

Molti sapranno che negli Stati Uniti abbiamo una cosa che si chiama «Rent-a-Center», in cui ti dicono «non prendiamo interessi, vi prestiamo dei mobili». In realtà hanno cambiato il nome, ma si tratta di un prestito a tassi di interesse del 50 per cento o superiori. Ho studiato il caso di una donna che ha comprato 300 dollari di mobili, in due o tre anni ha pagato 3000 dollari e i mobili non sono ancora di sua proprietà. Il punto sta proprio nella diffusione dei prestiti predatori. C'è stata una grande battaglia per porvi fine, ma hanno vinto i predatori. La crisi dimostra che in un certo senso si sono dati la zappa sui piedi. Sono rimasti vittima delle loro stesse macchinazioni, ma anche noi siamo vittime perché finiamo per pagare per tutto questo.

Un altro aspetto importante è quello relativo alle carte di credito, ossia del loro abuso. Esaminando i contratti relativi si comprende che si tratta di abusi, perpetrati ai danni di persone che non hanno capito che utilizzando la carta finiranno per pagare 35 dollari per una tazza di caffè. Inoltre è proprio dai poveri che questo tipo di pratiche bancarie ottengono i maggiori profitti. Questo vi dice un qualcosa sull'etica con cui vengono gestite questo genere di cose.

Un altro aspetto di cui ho parlato in un mio lavoro precedente riguarda la verità. Una delle ragioni principali della creazione di alcuni dei prodotti finanziari è stato oscurare ciò che stava accadendo. L'esempio recente più famoso è quello della Goldman Sachs. L'idea di fondo era che fosse accettabile cercare di ingannare il Governo e non pagare le tasse. Le banche e le società di bilancio, avendo scoperto il modo per ingannare il Governo, hanno deciso di utilizzarlo anche per ingannare i propri investitori. Pensiamo alla Enron. Ad aver causato la crisi su vasta scala è stata tra l'altro la rimozione delle voci dal bilancio. Le cosa interessante è che alla fine le banche stesse non sapevano più qual era il loro bilancio. Sapevano di non poterlo sapere e quindi anche di non poter sapere il bilancio di nessun altro e questo è il motivo per cui i mercati creditizi si sono congelati. Questo ha contribuito moltissimo alla crollo dell'economia.

Poi, visto che si è era stati così creativi nell'elaborare questi prodotti ingannevoli, si è cercato di venderli. Quindi la Goldman Sachs ha venduto alla Grecia un prodotto tossico per essere certa che l'Unione europea non potesse veramente capire di quali cifre si trattasse. La cosa è riuscita tanto che non conosciamo veramente l'entità dell'inganno. Ma la conseguenza è che una volta che perdi la fiducia, non puoi più avere fiducia nemmeno in quello in cui dovresti. Ed è proprio questo che sta accadendo nel nostro sistema finanziario e nella nostra società. Non sappiamo più a chi credere. Quando una società perde la fiducia, questo ha conseguenze sul modo di lavorare.

C'è un'altra questione generale che desidero sollevare. Uno dei motivi per cui l'economia è così importante è che aiuta a plasmare la società, gli individui. Vari studi hanno dimostrato che più a lungo gli individui studiano economia più divengono egoisti come gli economisti suggeriscono loro di essere.

Non è una bella visione della vita, ma penso sia vero. La conseguenza reale di questo è costituita dalle dichiarazioni che il settore finanziario ha fatto sulle motivazioni e sugli incentivi. Nel settore privato, ad esempio, sono stati concessi prestiti per l'edilizia abitativa che ci sono costati molto denaro e hanno fatto guadagnare tantissimi soldi a chi li concedeva, attraverso retribuzioni a incentivo pagate per svolgere un pessimo lavoro. Pensiamo alla nozione stessa di retribuzione a incentivo. Che tipo di medico è uno che nel bel mezzo dell'operazione chirurgica ti chiede il prezzo e ti dice: «Comincio a essere piuttosto stanco. Ti sto estraendo il cuore. Se vuoi che presti veramente attenzione a quest'ultima parte dell'operazione, mi devi dare un incentivo perché altrimenti mi distraggo»? Lo troveremmo del tutto inaccettabile. I banchieri dicono che se possiamo dare loro solo 5 milioni di dollari, allora meritiamo la metà della loro attenzione. Se vogliamo il 70 per cento della loro attenzione dobbiamo dare 10 milioni di dollari. Se vogliamo l'80 per cento dell'attenzione dobbiamo pagare ancora di più.

Questo è solo un esempio di come l'economia sta plasmando la nostra società e di come noi accettiamo questi comportamenti come fossero naturali. Io non so se i banchieri sono stupidi o disonesti. Ma un elemento di disonestà c'è. Se si analizzano i bonus di incentivo si scopre che in realtà sono stimoli per impegnarsi in imprese eccessivamente a rischio e in comportamenti miopi tesi a far guadagnare i manager ai danni di azionisti, di obbligazionisti e di chiunque altro nella società. Non esistono buone strutture per gli incentivi. Se non lo sanno dobbiamo criticarli e chiederci perché dovrebbero pagare così tanto per non aver nemmeno capito che cos'è una buona struttura di incentivo. Se lo sanno si tratta di un inganno.

Tutto ciò solleva molte questioni importanti sull'organizzazione della nostra società e sul ruolo del profitto. Penso che, forse, l'unica cosa positiva della nostra crisi è che ha portato a un riesame del modo in cui la società e l'economia funzionano.

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