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Senza ambiguità

· La Chiesa in Svizzera chiede perdono alle vittime di abusi sessuali ·

Rispondendo alla «esplicita richiesta» di Papa Francesco, la Conferenza dei vescovi svizzeri ha celebrato il 5 dicembre nella basilica di Valère, sulle colline di Sion, una giornata di preghiera e di penitenza per tutte le vittime di abusi sessuali commessi in ambito ecclesiale. Questa celebrazione, che ha segnato anche l’apertura dell’assemblea plenaria di autunno in corso a Sion e a Viège fino al 7 dicembre, ha preceduto la presentazione dei risultati della «politica di tolleranza zero e di trasparenza totale» rafforzata dalla Chiesa elvetica dal 2010.

«Nel corso dei secoli gli uomini sono saliti a Valère, fiduciosi di poter deporre lassù tutto ciò che pesava sul loro cuore», ha ricordato il presidente dell’episcopato, monsignor Charles Morerod, aprendo la celebrazione. «Oggi siamo qui, a nome delle vittime che hanno subito l’innominabile violenza che ha sconvolto, e a volte addirittura distrutto, la loro vita: prestiamo loro la nostra voce e le nostre lacrime per far salire verso Dio il grido della loro sofferenza. Noi siamo qui anche a nome dei responsabili degli abusi. Diciamo a Dio quanto ci rattrista e ci addolora sapere che alcuni nostri fratelli e sorelle in umanità hanno potuto avere comportamenti così spregevoli», ha aggiunto il vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo.
Davanti a un’assemblea composta da vescovi e da rappresentanti delle superiore e dei superiori maggiori religiosi, ma anche alla presenza di un gruppo di vittime, il presidente della Conferenza episcopale svizzera ha riconosciuto la responsabilità «di alcune strutture e di certe modalità di comportamento e di pensiero» all’interno della Chiesa che hanno reso possibile «l’errore di alcuni». Un errore che comprende diversi livelli: l’atto dell’abuso, il silenzio complice, la mancanza di aiuto alle vittime.

La lettura delle intenzioni di preghiera è stato uno dei momenti forti di questa celebrazione. La Chiesa ha così invitato a pregare per «le vittime che sono state distrutte dagli abusi sessuali nell’ambito ecclesiale o che non hanno più ritrovato la forza di vivere», e anche per «tutte le vittime che, a loro volta, sono state catturate in questa catena d’infelicità». Tali intenzioni hanno incluso anche i giovani che subiscono abusi sessuali in altri contesti della società, come pure le vittime oggi decedute. I presuli e i superiori maggiori hanno inoltre auspicato una collaborazione fruttuosa con le autorità civili per prevenire con efficacia le aggressioni sessuali.

di Charles de Pechpeyrou

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