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Senza acqua
non c’è sanità

· Le organizzazioni cattoliche impegnate nel programma Wash delle Nazioni Unite ·

Ogni anno sono 17 milioni le donne che partoriscono in un ospedale o in un ambulatorio senza acqua, sapone e igiene di base. Senza lenzuola pulite. Senza docce. Senza bagni. Il che è ovviamente pericoloso sia per la madre sia per il neonato. È una situazione terribile che persiste ancora in molte strutture in tutto il mondo, incluse quelle cattoliche.

Una struttura sanitaria senza acqua e igiene (il programma Wash, Water, Sanitation and Hygiene fa parte degli obiettivi sostenibili delle Nazioni Unite) crea una situazione di grande vulnerabilità per i malati e i poveri, per i neonati e le partorienti. La Chiesa cattolica e le sue organizzazioni stanno lavorando alacremente per risolvere questa enorme crisi sanitaria mondiale.

Un rapporto del 2018 mostra che il 50 per cento delle strutture sanitarie nei paesi a basso e medio reddito non dispongono di acqua corrente, il 33 per cento non dispongono di bagni e il 39 per cento di sapone. Circa due miliardi di persone hanno accesso a ospedali e strutture sanitarie prive di servizi idrici di base, e un miliardo e mezzo a strutture sanitarie prive di servizi igienici, secondo il primo rapporto globale pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unicef, dell’aprile 2019.

Il problema è serio. Ciononostante, il 19 giugno scorso, si è tenuto un incontro a Washington dc per cercare di dimostrare che è anche risolvibile. Il settore privato e quello pubblico si sono uniti per definire circa ottanta impegni fattibili e di ampio respiro per portare il programma Wash nelle strutture sanitarie di modo che ovunque nascerà un bambino, sarà disponibile l’assistenza sanitaria necessaria.

Prima dell’incontro di Washington, la Santa Sede aveva già compiuto alcuni passi, essendo stata la prima importante istituzione di natura religiosa a rispondere all’Appello globale all’azione, fatto dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, a marzo 2018: «Dobbiamo lavorare per prevenire il diffondersi di malattie. A tal fine è fondamentale migliorare i servizi idrici, sanitari e igienici nelle strutture sanitarie. Non possiamo continuare a dare l’acqua per scontata e aspettarci di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile».

Il messaggio del Santo Padre in occasione della Giornata mondiale dell’acqua del 2019 ha posto l’accento sull’importanza di questa risorsa, in linea con la sua enciclica Laudato si’, dove non solo ha fatto per ben 47 volte riferimento all’acqua, ma ha anche espresso particolare preoccupazione per la qualità dell’acqua che è a disposizione dei poveri. Il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha aggiunto che la Santa Sede darà la priorità al Wash nei centri sanitari (ospedali, cliniche, ambulatori) che appartengono e sono gestiti dalla Chiesa cattolica. Facendo riferimento all’accesso all’acqua potabile, a misure sanitarie che tengano conto dei bisogni delle persone con disabilità fisiche, allo stato e alla manutenzione delle infrastrutture e alle procedure igieniche, il Dicastero ha esortato ad adottare misure «volte a migliorare i suddetti elementi dove necessario».

Anche importanti organizzazioni cattoliche degli Stati Uniti si sono riunite a Washington per assumere una serie di impegni in questo senso: Catholic Relief Services, il Catholic Medical Mission Board, la Loyola Foundation e l’Uganda Catholic Medical Bureau. Vi hanno partecipato anche filantropi statunitensi, organizzazioni non governative, incluse molte organizzazioni di natura religiosa, enti e università, e anche rappresentati di Oms, Unicef, Banca mondiale e diverse agenzie governative degli Stati Uniti. I circa 80 impegni sottoscritti in quella sede prevedono uno stanziamento di oltre 120 milioni di dollari, oltre alla somma stabilita per l’assistenza tecnica, la ricerca, la formazione, l’aggiornamento e la consulenza legale. Decine di migliaia di strutture sanitarie in tutta l’Africa, l’America Centrale e l’America del Sud, e il Sudest asiatico ne trarranno beneficio.

António Guterres, ha aperto l’incontro di giugno con un video preregistrato accompagnato da altre importanti personalità come la first lady della Repubblica di Colombia, María Juliana Ruiz, che ha annunciato la prima iniziativa in questo campo delle donne in America latina: la Hilton Foundation, che sovvenziona anche la Conrad N. Hilton Fund for Sisters, è leader mondiale nelle campagne per l’acqua potabile. Il presidente Peter Laugharn ha offerto un contributo di 13,5 milioni di dollari che include lo sviluppo di un nuovo modello di partnership e di collaborazione a livello regionale in sei paesi per affrontare il diffuso problema della sostenibilità a livello locale. Il Catholic Medical Mission Board, con sede negli Stati Uniti, si è impegnato a stanziare più di 1,6 milioni di dollari per il programma Wash attraverso il suo progetto Children and Mothers Partnerships. Il suo direttore esecutivo Bruce Wilkinson è entusiasta di partecipare al programma: «I requisiti più importanti sono l’accesso sicuro all’acqua potabile e il miglioramento delle strutture sanitarie, perché senza questi “mattoncini”’ ogni altro investimento che faremo in campo sanitario sarà vanificato. Ci sono soluzioni collaudate e convenienti, ma per porle in atto è necessario che i diversi settori lavorino insieme».

Il Catholic Relief Services (Crs) è stato fondato nel 1943 dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ed è membro di Caritas Internationalis, la rete mondiale di agenzie umanitarie cattoliche. Concentrando i propri sforzi per i prossimi cinque anni su Madagascar, Ghana, Etiopia, Burkina Faso e la Repubblica Democratica del Congo, il Crs mira all’apertura di oltre 300 strutture sanitarie con intervento diretto. Inoltre Crs punta a influenzare le politiche nazionali relative all’acqua e alla salute. La Loyola Foundation infine, è stata fondata nel 1957 da Albert G. McCarthy Junior, un avvocato cattolico e imprenditore edile americano. A oggi ha concesso più di 50 milioni di dollari in sovvenzioni a favore di circa 600 progetti in tutto il mondo e si è impegnata a favore del progetto Wash.

L’Uganda Catholic Medical Bureau (Ucmb) è un importante elemento del sistema sanitario pubblico in Uganda, con una rete composta da 32 ospedali, 258 ambulatori e più di 8.566 operatori sanitari. L’organismo si è impegnato a sostenere il programma Wash in tutte le strutture sanitarie.

di Susan Barnett
Fondatrice di Faith for Safe Water, progetto volto a favorire
la collaborazione multireligiosa di fronte alla crisi globale dell’acqua

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22 novembre 2019

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