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Sentenza della Corte di Cassazione italiana sui risarcimenti alle coppie di fatto

Le coppie di fatto sono equiparabili alle famiglie legittime in tema di risarcimento danni. Lo ha stabilito ieri la Corte di Cassazione italiana in una sentenza, destinata a far discutere, che ha riconosciuto un risarcimento, a seguito della morte di un uomo per un incidente stradale, sia a favore della moglie e dei figli, ovvero la famiglia legittima, sia a favore dell’attuale compagna e dei figli nati fuori dal matrimonio. Una sentenza «storica», si è affrettato a definirla il presidente nazionale degli avvocati matrimonialisti, secondo il quale la Cassazione ha così proposto il tema della rilevanza sociale della famiglia di fatto, riconosciuta come sodalizio familiare strutturato al pari di quella legittima e quindi degna, a suo modo di vedere, di tutela giuridica.

Ma è una sentenza che genera interrogativi, anche in chi non vuole in alcun modo penalizzare in sede di risarcimento danni le persone conviventi o i loro figli (in Italia vi sarebbero circa un milione di coppie di fatto e un bambino su cinque nascerebbe fuori dal matrimonio). Convivenza e matrimonio sono scelte profondamente diverse: nel matrimonio infatti c’è una scelta esplicita, una forte assunzione pubblica di responsabilità, una accettazione di quel rapporto affettivo come fondamento costitutivo della propria vita, nella convivenza solo un impegno di fatto sfuggente, una responsabilità di per sé limitata e temporanea. Perché quindi dovrebbero essere considerate allo stesso modo sul piano culturale prima ancora che giuridico? Lo ha ricordato con parole chiare ai cattolici, ma guardando all’intera società, Benedetto XVI nel recente viaggio in Croazia, quando ha ribadito la distanza sostanziale, e quindi la diversa rilevanza sociale, tra la famiglia fondata sul matrimonio e altre forme di convivenza. Non bisogna cedere «a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio», ha sottolineato il Papa.

Opportune suonano le parole scritte da Pier Paolo Pasolini nel 1974 e riproposte da Filippo Di Giacomo su «l’Unità» di ieri, 8 giugno: «La Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso». È quello che sta facendo Benedetto XVI che — come sottolinea lo stesso commentatore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci — si fa portavoce della Chiesa e «vuole persuadere». Con una voce pacata e coraggiosa, che non ha paura di parlare in aperta dissonanza con la cultura dominante per salvare le possibilità di crescita umana e spirituale di ogni persona.

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25 agosto 2019

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