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Sempre più urgente
una soluzione per il Sud Sudan

· ​Il Consiglio delle Chiese chiede aiuto alla comunità internazionale ·

  «Immediata cessazione delle ostilità e sospensione delle atrocità commesse in quella che è la nazione più giovane del mondo»: è quanto chiede in un appello il Consiglio delle chiese del Sud Sudan (Sscc). L’organismo ha anche invitato la comunità internazionale «a parlare in modo univoco» per poter giungere al più presto a una soluzione pacifica di quello che è certamente uno dei conflitti più atroci in corso nel mondo. «Le persone nate e cresciute rifugiate — hanno rilevato i leader delle Chiese del Sud Sudan — oggi sono costrette a esserlo nuovamente. I profughi ripongono una grande fiducia nelle Chiese e credono che esse possano fare molto. Come pastori e uomini di fede, sperimentiamo la sofferenza del nostro popolo; il loro dolore è il nostro dolore, che ci spinge a lavorare per la pace. Queste persone — hanno proseguito — piangono insieme a noi e con esse condividiamo il dolore e la sofferenza, sentendoci vicini a tutte le fazioni in guerra».

Secondo l’organismo ecumenico, del quale fanno parte tutte le comunità religiose del paese, tutti devono conoscere le storie «di persone che lottano per la vita e per fornire cibo sufficiente a sfamare le loro famiglie; di bambini disperati, perché, oltre alle sofferenze, non possono nemmeno usufruire dell’istruzione necessaria; di strutture sanitarie inadeguate e insufficienti».

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