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Sempre più donne
nelle carceri dell’America Latina

· Tra loro molte sono state sfruttate come “le mule” dai trafficanti di droga ·

Lo scontro scoppiato il primo gennaio tra due gruppi rivali in un carcere del Brasile è terminato in un bagno di sangue. Sessanta persone hanno perso la vita e sei detenuti sono stati selvaggiamente decapitati. Quella del primo giorno dell’anno è stata una delle sommosse più sanguinose dopo la ribellione nella prigione Carandiru a San Paolo, in cui morirono 111 detenuti, la maggior parte di loro negli scontri con la polizia. L’anno che è appena cominciato dovrà essere decisivo per evitare una situazione di collasso più o meno generalizzato del sistema carcerario nei paesi latinoamericani.

Detenute nel carcere di Obrajes a La Paz, Bolivia (foto di Santi Palacios)

Un collasso che determina un quotidiano trattamento disumano e degradante alla persona detenuta e innumerevoli sofferenze in più, non previste in nessuna sentenza di condanna. Oggi, nelle carceri dell’America latina ci sono sempre più donne: in soli quindici anni la popolazione carceraria femminile è aumentata del 51,6 per cento e continua a crescere con un ritmo allarmante, che insieme a quello dell’Asia supera qualsiasi altra parte del mondo. In alcuni istituti di pena del continente la cifra è aumentata addirittura del 271 per cento tra il 1989 e il 2015, e soltanto in Brasile del 290 per cento dal 2005 al 2015. La maggior parte sono accusate di spaccio o trasporto di droghe su piccola scala, e in paesi come Argentina, Brasile, Costa Rica e Perú più del 60 per cento della popolazione femminile nei penitenziari si trova lì per questo tipo di reato. In stragrande maggioranza le prigioniere sono madri single, che rimangono invischiate nel commercio di droghe per poter mantenere i figli, e quando vengono arrestate perdono il contatto con loro; situazione che ha un fortissimo impatto sulla crescita dei bambini. la maggior parte di queste donne è poco istruita, vive in condizioni di povertà ed è inserita in modo precario nel mondo del lavoro. Sono responsabili di altre persone — non solo i figli, ma anche anziani o disabili — che dopo la loro incarcerazione rimangono esposte a situazioni di abbandono ed emarginazione.

di Silvina Pérez

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21 ottobre 2018

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