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Sempre più critica la situazione in Ucraina

· Il Consiglio di sicurezza dell’Onu sollecita il rispetto degli accordi di Minsk ·

Tutte le parti in conflitto in Ucraina devono «rispettare le proprie responsabilità e rinnovare il proprio impegno per un’attuazione urgente e piena del protocollo di Minsk»: lo ha detto ieri Jens Anders Toyberg-Frandzen, vice segretario generale ad interim per gli Affari politici dell’Onu, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza sull’ex Repubblica sovietica convocata su richiesta degli Stati Uniti. Toyberg-Frandzen ha affermato che il capo degli Affari politici delle Nazioni Unite, Jeffrey Feltman, si recherà a breve nuovamente a Kiev.

Un miliziano filo-russo (Epa)

Nell’est dell’Ucraina potrebbe infatti scoppiare una nuova guerra aperta tra ribelli separatisti filo-russi e militari di Kiev. «Siamo profondamente preoccupati per la possibilità di un ritorno di combattimenti di larga scala», ha affermato Toyberg-Frandzen. Più di 930.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case per i combattimenti e l’Onu ha messo in guardia sul fatto che «il numero potrebbe aumentare in modo esponenziale», con un’escalation delle violenze. «In alternativa, il conflitto può cuocere a fuoco lento così per mesi, con sporadiche battaglie di basso livello, segnate da periodi di aumenti di ostilità e vittime», ha spiegato ancora Toyberg-Frandzen. Entrambi gli scenari delineati significano una «catastrofe per l’Ucraina», ha aggiunto.

E la tregua nell’est ucraino diventa sempre più fragile, come confermano i bilanci quotidiani delle vittime (quattro soldati di Kiev morti e altri 18 feriti nelle ultime 24 ore) e l’intensificarsi dei bombardamenti a Donetsk, roccaforte dei ribelli separatisti filo-russi, ora anche dal centro verso l’aeroporto controllato dall’esercito. Una tregua sempre più “virtuale”, come ha ammesso il segretario generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, Lamberto Zannier, secondo cui l’afflusso di armi pesanti nelle zone ribelli rilevato negli ultimi giorni potrebbe «portare a un conflitto più aperto».

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19 ottobre 2019

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