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Sempre più in bilico i negoziati in Vicino Oriente

· Il segretario di Stato americano annulla parte della sua missione dopo la decisione palestinese di chiedere l’adesione a quindici organizzazioni dell’Onu ·

Un colpo di scena inatteso frena l’intesa israelo-palestinese in Vicino Oriente. Il presidente palestinese Abu Mazen ha deciso ieri di chiedere l’adesione a quindici organizzazioni delle Nazioni Unite, compresa la Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili. Poco dopo, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha annunciato l’annullamento di tutte le visite previste a Ramallah, dove avrebbe dovuto dare la stretta finale a un accordo che, sulla carta, sembrava ormai quasi raggiunto. Il presidente Abu Mazen ha puntato il dito contro Israele, che — a suo avviso — non avrebbe rispettato gli impegni presi sul rilascio dei detenuti: era infatti prevista la scarcerazione di una quarta tranche di prigionieri, 107 persone, alla fine del mese scorso. «Non facciamo questo contro gli Stati Uniti — ha detto Abu Mazen — ma è nostro diritto; non saremo mai d’accordo nel rinunciare ai nostri diritti. Kerry ha fatto grandi sforzi e io mi sono incontrato con lui 39 volte dall’inizio dei negoziati. Noi non stiamo lavorando contro nessuno, ma non abbiamo altra opzione». Il segretario di Stato americano non ha potuto fare altro che constatare le difficoltà sul terreno. «Al momento non c’è nessun accordo in vista» ha detto Kerry, e ora sta a israeliani e palestinesi «decidere cosa vogliono fare». L’importante è «tenere il processo di pace in movimento e verificare se c’è un modo per andare avanti» ha aggiunto.

 

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26 maggio 2019

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