Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Sempre più alto il deficit di bilancio statunitense

· Nel 2011 salirà a millecinquecento miliardi di dollari ·

Il deficit federale di bilancio degli Stati Uniti salirà nel 2011 a circa 1.500 miliardi di dollari, il 9,8 per cento del prodotto interno lordo. Si tratta del secondo livello più alto della storia americana. Lo hanno rivelato le nuove stime pubblicate dal Congressional Budget Office (Cbo), organismo indipendente incaricato dall'Amministrazione americana di fornire analisi economiche al fine di aiutare i parlamentari ad assumere decisioni di bilancio. In pratica — rileva l'agenzia economica Bloomberg — l'Amministrazione dovrà chiedere in prestito 40 centesimi per ogni dollaro speso.

Il dato accende ulteriormente il tono del dibattito in corso al Congresso sulla necessità di aumentare il tetto del debito pubblico, che attualmente è a 14.300 miliardi di dollari, un limite che per gli analisti verrà toccato nell'arco di poche settimane. Il rapporto tra debito pubblico e pil salirà al 69,4 per cento nel 2001, un livello che gli esperti del Cbo ritenevano non potesse accadere fino al 2020.

Secondo gli esperti della Cbo, l'economia crescerà al ritmo del 3,1 per cento nel corso del 2011, mentre il tasso di disoccupazione resterà al di sopra del 9,1 per cento tutto l'anno.

E con un voto all'unanimità, la Federal Reserve — nella prima riunione dell'anno — ha deciso di non ritirare il sostegno all'economia statunitense, lasciando invariato tra lo zero e lo 0,25 per cento il livello del tasso di riferimento Fed funds e procedendo nel quantitative easing , il piano di acquisto di titoli del Tesoro per 600 miliardi di dollari. E questa operazione proseguirà fino a giugno del 2011.

La decisione sui tassi, scontata da analisti e mercati, è stata annunciata al termine del vertice del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, che ha dato una visione molto chiara sullo stato di salute della congiuntura statunitense.

Nel comunicato, la Fed ha infatti notato un'accelerazione della ripresa economica negli Stati Uniti, ma il ritmo di crescita è troppo lento per consentire un miglioramento significativo del mercato del lavoro e ridurre la disoccupazione. Nonostante l’aumento del prezzo delle materie prime, sottolinea ancora la Fed, le aspettative di inflazione a più lungo termine restano stabili. Con il voto unanime, la Fed intende così rafforzare sia la sua leadership che l'efficacia degli interventi, in una fase ancora molto delicata per gli Stati Uniti dal punto di vista economico. Nel comunicato, la Federal Reserve ha anche evidenziato un'accelerazione della spesa dei consumatori, ma ha d'altro canto sottolineato la preoccupazione per l'occupazione, la cui difesa è parte del mandato dell'istituto centrale americano.

La tanto attesa sentenza sui tassi della Federal Reserve (la cui intenzione è quella di mantenere il costo del denaro «eccezionalmente basso» per un periodo di tempo lungo) è arrivata all’indomani del discorso sullo stato dell’Unione, in cui il presidente statunitense, Barack Obama, ha garantito che — attraverso un’ampia rosa di interventi che vanno dallo stop alla spesa pubblica, al taglio delle tasse per le imprese all’investimento in energia rinnovabile — l’economia ripartirà e sarà possibile ridare un futuro all’America e farle recuperare competitività. Sui mercati valutari, la decisione della Fed ha tenuto sotto pressione il dollaro, con l'Euro che è stato scambiato a oltre quota 1,37 sulla moneta verde.

Frattanto, sono state rese note le conclusioni della commissione d’inchiesta istituita per chiarire le cause della crisi finanziaria del 2008. E quanto accaduto tre anni fa non lascia aditi a dubbi: la crisi economica che ha poi innescato la recessione mondiale era un disastro evitabile.

Oltre che su Wall Street, le colpe sono state fatte ricadere sui partiti, sulla Federal Reserve e sulle altre autorità di regolamentazione che hanno consentito la crisi subprime. «La tragedia più grande sarebbe quella di accettare il ritornello per il quale nessuno ha visto quanto stava per accadere e nulla poteva essere fatto. Se accetteremo questo allora si potrà verificare un nuovo episodio», afferma la Financial Crisis Inquiry Commission nelle conclusioni anticipate dal quotidiano «New York Times».

La crisi, si legge nel testo, è il frutto di una sorta di tempesta perfetta innescata da leggi inefficaci, cattiva amministrazione delle grandi banche e dalle inutili operazioni ad alto rischio effettuate a Wall Street. Le parole più pesanti — informano le agenzie di stampa internazionali — sono riservate sia all’amministrazione repubblicana di George W. Bush che a quella democratica di Barack Obama, oltre alle autorità di controllo come la Sec e la Fed. Nelle quasi seicento pagine del documento si evidenzia come «i signori della finanza e gli amministratori pubblici del sistema economico americano abbiano ignorato i segnali di avvertimento e non siano riusciti a comprendere e gestire le situazioni di rischio: il loro è stato un grande fallimento, non un passo falso».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE