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Sempre persone

· L’episcopato francese sul caso Lambert ·

«Le persone in stato vegetativo o in stato di minima coscienza sono persone certamente con gravi disabilità e totalmente dipendenti, ma non con una particolare malattia progressiva o terminale».

È una delle conclusioni espresse da padre Brice de Malherbe, specialista in questioni di bioetica della diocesi di Parigi, in una riflessione pubblicata sul sito della Conferenza episcopale francese, in merito al caso di Vincent Lambert — l’uomo rimasto tetraplegico e in stato di minima coscienza dopo un incidente stradale — poche ore prima che il Consiglio di Stato decidesse d’interromperne l’alimentazione e l’idratazione. Sentenza giunta dopo due anni di un complesso iter giudiziario su una vicenda che ha diviso la Francia. Anche se, nella tarda serata di ieri, martedì, è giunta la notizia che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiesto con urgenza il mantenimento in vita di Vincent Lambert.

Secondo l’esperto in bioetica della diocesi di Parigi, le persone in stato vegetativo «richiedono un trattamento specifico che non rientra nelle cure palliative». Lo aveva sottolineato in aprile anche l’Accademia nazionale di medicina che, rispondendo a una richiesta di parere del Consiglio di Stato, sollecitava le aziende sanitarie regionali di dotarsi di unità di accoglienza a lungo termine adatte a pazienti in stato vegetativo cronico. Nel suo intervento padre de Malherbe invita anche a non classificare l’alimentazione e l’idratazione per via artificiale nella categoria dei «trattamenti» in quanto «esse rispondono a un bisogno fondamentale di ogni essere umano senza mirare a effetti terapeutici». Anche in questo caso, l’esperto cita il parere espresso dalla Accademia nazionale di medicina secondo la quale «il diritto di accesso alla alimentazione del paziente non può essere condizionato dalla sua capacità relazionale».

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21 agosto 2019

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