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Teologia biblica
e semplificazioni culturali

· Nel documento della Commissione teologica internazionale su monoteismo e violenza ·

Il concetto di “monoteismo”, nella tarda modernità per lo più oggetto di dotte dispute degli storici delle credenze, interessati all’evoluzione umana dell’idea del divino, è ritornato in questione fra gli intellettuali come principio e fondamento di una giustificazione religiosa della violenza. La relativa novità di questa ripresa può essere colta attraverso la sua saldatura con una duplice semplificazione, che si propaga nella cultura sociale con l’ovvietà di un luogo comune, presuntivamente stabilito dalle scienze della cultura.

La prima semplificazione sta nella tesi secondo cui l’intrinseca vocazione alla violenza iscritta nell’istituzione della credenza in “un solo Dio” si rifletterebbe in ogni forma storica della coscienza che si impegni a perseguire, come scopo condiviso e dignità comune, la separazione del vero e del falso, del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto. La seconda semplificazione consiste nella riduzione del monoteismo incriminato ai “tre” monoteismi dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam, enfatizzando sommariamente il loro perdurante e pericoloso anti-umanesimo. La semplificazione è troppo spesso formulata senza riguardo né cognizione per ciò che nelle religioni stesse vuole essere inteso: sia nella tradizione e nella dottrina a riguardo della manifestazione e della comprensione dell’unico “Dio”; sia nell’esperienza di dedizione e di umanità che milioni di uomini e donne attingono sinceramente alla religione.

La storia della violenza fra gli uomini e la storia dell’esperienza religiosa si intrecciano problematicamente — si contaminano e si contrastano — da sempre. Il testo della Commissione teologica internazionale riconosce apertamente questo elemento dialettico. La storia religiosa dell’uomo è anche storia di incoerenza, di infedeltà, di strumentalizzazione nei confronti della religione medesima.

Le formulazioni ideologiche che inducono a pensare la religione e la violenza come le due facce di un identico principio, denunciano del resto apertamente il tratto irriducibilmente dispotico iscritto nella stessa idea di “verità”, in ragione del suo storico legame con la metafisica del divino e con la fede cristiana in Dio. Il capitolo i del nostro documento, senza entrare nei dettagli, si limita a richiamare l’attenzione sul fatto che una simile idea di verità riflette piuttosto il pregiudizio razionalistico della sua separazione dalla coscienza e dalla libertà dell’uomo. È il razionalismo, infatti, che ha introdotto l’idea di una manifestazione della verità estranea alla responsabilità della sua accoglienza.

Nel capitolo ii, il testo del documento affronta direttamente il processo di formazione — e di lenta purificazione — della fede biblica nell’unico Dio. Questo processo va riconosciuto come una storica progressione della manifestazione di Dio, che conduce il popolo dell’alleanza al riconoscimento della prospettiva autentica della sua rivelazione: il “Dio” della promessa e della salvezza del popolo è il “Dio” della promessa e della salvezza per tutti i popoli.

Pierangelo Sequeri

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26 maggio 2019

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