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Semplicità e umiltà

· ​Il viaggio secondo la stampa internazionale ·

Papa Francesco ha dimostrato di avere «un abile tocco» nel procedere tra le divisioni che caratterizzano lo scenario statunitense. L’apprezzamento è formulato dall’«International New York Times» del 29 settembre, che rileva come il Pontefice, nonostante l’agenda degli incontri in terra statunitense sia stata molto fitta, abbia affrontato i diversi impegni con grande disinvoltura. 

E alla fine della visita, si sottolinea nell’articolo di Jim Yardley e Laurie Goodstein, sembra proprio che si fosse divertito. Francesco, prosegue il quotidiano newyorkese, si è recato per la prima volta in un Paese che non conosceva, e il Paese non conosceva lui. Ora la situazione è cambiata. Gli Stati Uniti adesso sanno veramente chi è il Papa e sanno quali sono le lezioni da apprendere dopo il suo passaggio. È un terreno minato quello statunitense, sia da un punto di vista politico che religioso, eppure il Pontefice si è saputo muovere con equilibrio e destrezza, lanciando un messaggio che fa del dialogo e del confronto costruttivo un pilastro fondante: e la nazione, in tal preciso momento, ha bisogno anzitutto di questo. 

Il viaggio, proseguono Yardley e Goodstein, è stato un dono per gli Stati Uniti che, sperimentando su più livelli una delicata fase di transizione, necessitavano della presenza, in casa propria, di chi veramente incarna una leadership morale. Nello stesso tempo la visita è stata un successo per il Papa che, dopo aver conquistato il cuore della nazione, è tornato in Vaticano forte anche del modo in cui ha saputo difendere la posizione della Chiesa in merito a questioni particolarmente delicate.
Sulla difesa da parte del Papa della libertà religiosa pone l’accento «The Wall Street Journal», sempre di martedì 29. Tale difesa, rileva il quotidiano, ha rappresentato l’elemento comune dei vari passaggi che hanno scandito il pellegrinaggio in terra statunitense. E al riguardo si richiamano le parole rivolte da Francesco al presidente Obama, durante l’incontro alla Casa Bianca: occorre essere vigilanti se si vuole preservare e difendere la libertà religiosa da tutto ciò che potrebbe minacciarla o comprometterla.
Le parole pronunciate da Francesco in terra statunitense sono state «magistrali», commenta Paul Vallely su «The Guardian» di martedì 29. Anche i suoi gesti sono degni di grande elogio perché sempre improntati a un saggio equilibrio. Il Papa, prosegue il quotidiano britannico, ha dimostrato di sapersi muovere con grande abilità su grandi palcoscenici, come la Casa Bianca, il Congresso, le Nazioni Unite. Nello stesso tempo ha abbracciato i poveri, i migranti, i detenuti: il tutto sempre condotto nel segno di una semplicità e di un’umiltà che sono la sua cifra caratteristica. Anche «The Guardian» pone l’accento sull’invito rivolto dal Papa ai vescovi a essere meno severi e a superare sterili divisioni. E, al riguardo, Paul Vallely nota l’abile sottigliezza del Pontefice quando ai presuli ha detto che non è venuto per giudicarli o per dar loro lezioni: ma in effetti, scrive il giornalista, è proprio ciò che ha fatto. E così la sua reprimenda, volta a incoraggiare a una maggiore tolleranza e inclusività, è stata ancor più efficace, conclude Vallely.
Saltano subito all’occhio, scrive Rick Hampson su «Usa Today» di martedì 29, i tratti peculiari di Papa Francesco: la capacità di parlare chiaro e di essere, all’occorrenza, acuto e mordace. E tali tratti trovano terreno fertile nel mondo di oggi dove le parole chiave sono immigrazione, diseguaglianza economica e difesa dell’ambiente. Tali temi, così importanti, complessi e delicati, richiedono infatti che siano trattati senza mezzi termini e non con un linguaggio evasivo: ecco allora che in questo scenario spicca la figura di Francesco e, con lui, il suo stile che fa dell’immediatezza e della trasparenza lo strumento d’elezione per arrivare al cuore di ogni questione. E poi, aggiunge Hampson, con Francesco ogni giornalista si sente particolarmente a suo agio: non sorge mai, infatti, di fronte a un suo discorso, la difficoltà di trovare un titolo e il lead, tanto sono concreti e diretti i suoi pronunciamenti. Anzi, spesso vi è l’imbarazzo della scelta.
«Prima di concludere il suo viaggio di sei giorni negli Stati Uniti con una messa a cielo aperto — scrive Stéphanie Le Bars su «Le Monde» del 29 settembre — Papa Francesco si è rivolto alle centinaia di vescovi del mondo intero riuniti a Philadelphia per l’incontro mondiale delle famiglie, dando loro qualche indicazione su come far vivere la Chiesa cattolica in un mondo divenuto “un grande supermercato”». Correndo «il rischio — prosegue la giornalista — di urtare le correnti più conservatrici della Chiesa, Francesco ha soprattutto ricordato che i cristiani non sono immuni dai mutamenti del loro tempo». Collocandosi ben lontano, continua Le Bars, dalle posizioni di quanti parteggiano, specie negli Stati Uniti, per una guerra culturale tra la Chiesa e il mondo contemporaneo, il Papa sprona i religiosi a investire le loro energie verso i giovani, invitandoli a essere coraggiosi e disponibili nell’optare in favore della famiglia e del matrimonio. È evidente infatti, prosegue il quotidiano parigino, il collegamento tra la conclusione dello storico viaggio oltre oceano e l’imminente apertura, il prossimo 5 ottobre, del sinodo sulla famiglia.
Nel suo blog sul sito del quotidiano «la Croix», Dominique Greiner traccia un bilancio delle giornate statunitensi. In occasione dei discorsi al Congresso degli Stati Uniti il 24 settembre e, l’indomani, all’Assemblea generale dell’Onu, «il messaggio di Francesco non ha perso assolutamente nulla della sua forza». In queste occasioni, in particolare, il Pontefice ha tratteggiato una sorta di ritratto del buon governare, a livello sia nazionale che internazionale: occorre perseguire la strada del diritto e della legislazione per contenere e regolamentare le pretese umane; i politici debbono sempre ricordare di trovarsi dinnanzi a uomini e donne in carne e ossa che vivono, lottano e soffrono, e che quindi hanno bisogno di decisioni concrete, effettive e pratiche per affrontare le urgenze dei tempi; l’azione politica deve essere guidata dal coraggio e dall’intelligenza, evitando letture semplicistiche e riduttive dello scenario sociale e politico. Solo così si persegue davvero il bene comune.
Nell’editoriale su «Avvenire» del 29 settembre, Mimmo Muolo sottolinea che «il Papa latino-americano è riuscito nell’impresa di costruire ponti laddove fino all’altro ieri sussistevano muri di odio e incomunicabilità. Dunque riconciliazione tra gli Stati, i governi e i popoli, in primo luogo». E questa visita, aggiunge, «resterà nella storia anche perché Francesco è stato capace di estendere l’appello alla riconciliazione oltre l’ambito delle relazioni internazionali. A Cuba ha predicato la riconciliazione tra le esigenze dei governanti e quelle dei governati. A Washington ha coniugato la libertà — marchio di fabbrica del gigante statunitense — con la giustizia, soprattutto sociale».
Sullo stesso quotidiano, in un’intervista rilasciata a Elena Molinari, il teologo John Cavadini nota che il viaggio è stato seguito con grande attenzione dai media statunitensi, anche perché «oggi il cattolicesimo fa parte della cultura dominante negli Stati Uniti. Si guardi alla Corte suprema: sei giudici su nove sono cattolici: è un cambiamento enorme per l’identità originariamente protestante e in molti aspetti anti-cattolica degli Stati Uniti».
Franca Giansoldati su «Il Messaggero» del 29 settembre fa un bilancio del viaggio sottolineando che si tratta di «un successo che non sembrava così scontato alla partenza» e ricorda che sul volo di ritorno «il Papa ha fatto il punto su un ventaglio di argomenti d’attualità parlando a ruota libera» tra l’altro di «guerra, pedofilia, immigrazione, Cina e donne sacerdote».
Sul «Corriere della sera», infine, sempre martedì 29, Gian Guido Vecchi ripercorre i nove giorni di viaggio «senza tregua» sottolineando che durante il volo di ritorno il Papa ha parlato di numerosi argomenti all’ordine del giorno, soffermandosi tra l’altro sulla Colombia, dicendosi «contentissimo» della pace raggiunta e annunciando la disponibilità della Santa Sede ad «aiutare» nel processo in corso per consolidare il nuovo stato di cose.

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