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Semplicità e trasparenza

· ​Le nuove norme sull’amministrazione dei beni nelle cause di beatificazione e canonizzazione ·

Il 4 marzo scorso Papa Francesco ha approvato, ad experimentum per tre anni, le nuove Norme sull’amministrazione dei beni delle cause di beatificazione e canonizzazione, abrogando quelle emanate da Giovanni Paolo II nel 1983.

L’esperienza di questo trentennio ha evidenziato che di solito colui che promuove una causa, cioè l’attore, raramente è un ente civile o una persona fisica. In genere si tratta di un ente ecclesiale. Questi non ha mai trascurato, prima di intraprendere l’iter di una causa, di assicurarsi di poterlo affrontare anche dal punto di vista economico. Del resto, anche il Vangelo ammonisce: «Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare le spese e a vedere se ne ha i mezzi per portarla a termine?» (Luca 14, 28).

Nancy Mills, «Saints like You and Me» (2006)

L’attore, pertanto, costituisce un fondo, riconosciuto quale «fondo di causa pia». Quasi sempre esso è affidato all’amministrazione dell’ente promotore della causa e alimentato da offerte provenienti da una pluralità di iniziative che, tra l’altro, divengono un supporto per la diffusione della conoscenza del servo di Dio o del beato.

Presso il dicastero della Curia romana che tratta le cause di beatificazione e canonizzazione — fino al 1969 Congregazione dei riti, dal 1969 Congregazione delle cause dei santi — l’attore era rappresentato da un postulatore, fino ai primi del secolo XVI chiamato procuratore, il quale aveva ogni responsabilità, compresa quella economica, ma non quella di intervenire nelle fasi processuali della causa. Tale responsabilità veniva affidata dal postulatore a un avvocato, riconosciuto dalla Congregazione.

Con la riforma del 1983 viene abolito il ruolo di avvocato e le sue funzioni vengono assunte dal postulatore. La successiva coincidenza di ruoli ha rischiato di determinare una certa confusione nell’ambito amministrativo, non essendo stato regolato tale cambiamento in alcune sue conseguenze. Ciò ha dato adito, a volte, a situazioni di non immediata trasparenza.

Ora Papa Francesco invita tutti a operare con una sempre maggiore limpidità economico-amministrativa e a maturare un’adeguata consapevolezza di sinodalità e sussidiarietà. In tale ottica le Chiese locali sono chiamate a diventare protagoniste anche nella gestione economica delle cause dei santi e ad assumersi responsabilità crescenti. Questo orientamento rientra a pieno titolo in quella “ecclesiologia di comunione” riproposta vigorosamente dal concilio Vaticano ii e riaffermata con insistenza dai Pontefici.

di Michele Prattichizzo

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17 ottobre 2019

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