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Seminatori di speranza

· Messaggio dell’episcopato spagnolo per la Giornata per la vita ·

«La dignità inviolabile e la vocazione trascendente di ogni essere umano sono radicate nella profondità del suo stesso essere. Questa dignità è mirabilmente confermata nella radice e nell’orizzonte trascendente di ogni vita umana. Da qui il carattere non solo degno, ma anche sacro, di ogni vita umana. Ecco perché è necessario favorire l’autentica solidarietà con colui che soffre, attraverso la cultura dell’incontro e del legame, in atteggiamento di servizio, di vera compassione e promozione umana». È un passaggio della nota che la Sottocommissione per la famiglia e la difesa della vita della Conferenza episcopale spagnola ha diffuso in vista della Giornata per la vita che in Spagna si celebra il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore. «Imparare ed esercitare l’arte di alleviare, accompagnare, consolare; far sì che la famiglia sia rispettata, amata e aiutata come ambito di solidarietà, promuovere iniziative sociali per l’assistenza dei malati e dei loro familiari». Queste alcune delle indicazioni dei presuli, i quali osservano che «la fede porta alla cura dei malati in stato terminale una luce nuova nella considerazione del mistero della creazione e della redenzione in Cristo». Ogni essere umano, dunque, «è degno del nostro rispetto e della nostra attenzione perché, creati a immagine e somiglianza di Dio, siamo stati redenti dalla morte e dalla risurrezione del Signore Gesù. Ciò dà pieno significato alla vita e alla morte e apre la via dell’amore, della speranza e della misericordia».

Nel testo — intitolato Seminatori di speranza e firmato, tra gli altri, dal presidente della sottocommissione, Mario Iceta Gavicagogeascoa, vescovo di Bilbao — si ricorda che nel dicembre scorso l’episcopato ha pubblicato il documento Seminatori di speranza: accogliere, proteggere e accompagnare la fase finale della vita, il cui obiettivo è appunto «offrire uno sguardo pieno di speranza sui momenti che chiudono la nostra vita sulla terra, aiutare con semplicità a cercare il significato della sofferenza, accompagnare e confortare il malato nell’ultimo stadio della sua vita terrena, riempire di speranza il momento della morte, accogliere e sostenere la sua famiglia e i suoi cari, illuminare il lavoro degli operatori sanitari».

Chi soffre ed è alla fine della vita ha bisogno di essere seguito, protetto e aiutato a rispondere alle domande fondamentali dell’esistenza, ad affrontare con speranza la propria situazione, a ricevere assistenza con competenza tecnica e qualità umane, a essere accompagnato dalla sua famiglia e dai suoi cari, bisognoso di ricevere conforto spirituale e l’aiuto di Dio, «fonte di amore e misericordia». Per questo, scrivono i presuli, «ricordiamo che la dignità della persona si rivela nell’incontro interpersonale, che è il fondamento delle professioni sanitarie. L’essere umano è stato creato per vivere ed essere felice e, quindi, rifiutare il dolore è giusto e non riprovevole. Perciò è un obbligo etico degli operatori sanitari sopprimere il dolore e alleviare la sofferenza. E l’esperienza ci dice che la sofferenza può essere affrontata solo quando si è capaci di assumerla per qualcosa o per qualcuno, se si è in grado di trovare un senso in essa».

Sia coloro che aiutano sia quelli che sono aiutati costituiscono «una testimonianza di speranza e di gioia. Ci permettono di capire che la persona sofferente possiede pienamente la sua dignità e che la vita ha senso fino alla fine. Mostrano al mondo che, con un perché, siamo capaci di superare qualsiasi sfida e che l’amore è più forte delle nostre sofferenze e delle nostre miserie». «Dobbiamo imparare da loro», esorta la nota, essere in grado di «dire a ogni malato che è una persona preziosa e che la sua vita è importante, che faremo tutto il necessario affinché viva gli ultimi momenti della sua esistenza, quando si trova di fronte a questa situazione, con l’assistenza necessaria, in compagnia, in tranquillità». Di qui l’invito a «sviluppare le cure palliative, l’alleviamento del dolore quando è possibile, così come promuovere la cultura dell’assistenza, del rispetto, del conforto alle persone che soffrono, fino alla fine».

Il documento della Sottocommissione episcopale per la famiglia e la difesa della vita si conclude citando il discorso pronunciato da Papa Francesco il 26 gennaio 2018 ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per la dottrina della fede: «Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte — affermò il Pontefice — sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo». Esortati dalle parole di Francesco, i vescovi spagnoli invitano a essere «umili seminatori di speranza per tutti coloro che soffrono e che sono stanchi della vita».

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