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Semi che possono fiorire

· Il segretario di Stato al Salone del libro su Papa Francesco e la comunicazione ·

«Quasi una festa della parola come via privilegiata di relazione tra le persone»: così, portando il saluto di Papa Francesco, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha definito il Salone internazionale del libro di Torino.

Intervenuto nella mattina di sabato al dibattito «Le parole del Papa», alla presenza di Antonio Spadaro e del cardinale Gianfranco Ravasi, Parolin ha tracciato un’avvincente e profonda analisi sul linguaggio di Bergoglio.

«Da quando è Papa, le sue apparizioni pubbliche e le occasioni di contatto con i fedeli sprigionano una potenza comunicativa che le trasforma spesso in eventi mediatici. Il linguaggio diretto e informale e il valore iconico di alcuni gesti sono stati immediatamente trasformati in emblemi e in simboli sui mezzi di comunicazione di massa». Si tratta, chiaramente, di una forza comunicativa che «non è frutto di studiate tecniche di comunicazione. La sorgente della sua efficacia sta nella sua autenticità evangelica, nella sua consonanza alla natura stessa della Chiesa e all’agire che le conviene». Il Papa, ha proseguito Parolin, «mette l’interlocutore, chiunque sia, in una condizione di parità e non di distanza; instaura una relazione di prossimità; stabilisce un legame di vicinanza. Le sue parole aprono, abbracciano, facilitano. Aiutano a sollevare lo sguardo da se stessi. Diventano altrettanti semi che possono fiorire nei modi più inaspettati nella vita, nelle pieghe del vissuto di chi lo ascolta».

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14 ottobre 2019

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