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​Seme sacro

· ​Cura della terra e amore per il creato ·

La cura della terra, praticata con costanza e amore, è una via sicura per apprezzare il creato in tutto il suo splendore. E tale cura non può prescindere dalla realtà del seme, da cui si origina, per poi svilupparsi robusto e rigoglioso, ogni processo di vita. In questo scenario si muove il libro Seme sacro (Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 2014, pagine 118, euro 20), che raccoglie le riflessioni di mistici, sciamani, monaci, preti. 

Vincent van Gogh, «Contadine che raccolgono patate» (1885)

Un filo rosso lega queste meditazioni: la condivisa consapevolezza che nella sacralità del seme e nella sua purezza è dato di rintracciare la sorgente e il rinnovamento della vita. E ai semi si legano forti implicazioni spirituali. Per secoli seminare nella terra non ha contribuito solo a nutrire l'umanità, ma ha anche rappresentato il viaggio dell'anima di ogni uomo. E il valore che si accompagna a questo mistero — si sottolinea nel libro — si è andato gradualmente spegnendo nell'attuale stile di vita, dove tendono a dominare i prodotti preconfezionati, secondo la logica del supermarket. Adesso che l'integrità del seme è minacciata, si evidenzia, lo è anche il suo significato primordiale. Nel suo saggio Tiokasin Ghosthorse, attivista e difensore dei diritti dei popoli indigeni, lamenta il fatto che gli animali, le piante e altre forme viventi vengano percepiti come senza coscienza. Non è così, rimarca, ammonendo che ci si inganna come specie quando l'arroganza s'impone alla ragione: in questo modo si fraintende il significato del seminare «mutando l'intuizione razionale in una noia». Dal canto la teologa Teny Pirri-Simonian, membro della Chiesa ortodossa armena, sottolinea che il «seme sacro» è il dono di Dio all'umanità: povertà e ingiustizia economica sono segni della cattiva amministrazione di questo dono. E oggi, scrive la teologa, proprio nei Paesi poveri le organizzazioni commerciali transnazionali dettano il cibo da consumare e i suoi valori nutritivi. Queste imprese aumentano al massimo le produzioni per l'esportazione «costringendo i piccoli produttori ad abbandonare la loro agricoltura indigena di sussistenza e a comprare semi geneticamente modificati per produrre di più». In questo modo la dignità umana viene sacrificata insieme all'economia della creazione di Dio e la giustizia distributiva è sostituita da «un'economia di cupidigia e accumulo di denaro per pochi». E Doju Dinajara Freire, monaca buddista zen, mette in evidenza che i semi possiedono molte virtù. Hanno la capacità di attendere il momento giusto per muoversi, come grandi maestri di pazienza; sanno mitigare e ricevere luce e il calore necessari per evolversi, come saggi insegnanti della vita. E sanno lavorare silenziosamente in armonia e con piena gratitudine, quali umili guide spirituali.

di Gabriele Nicolò

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23 maggio 2019

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